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Impatto ambientale

Febbraio 8, 2017

Ogni giorno usiamo dai 10 ai 20 prodotti cosmetici: dentifricio, sapone per il viso, sapone per le mani, crema idratante, make-up, deodorante, crema corpo, struccante…. Tutti prodotti che, a un certo punto della giornata, laveremo via dalla nostra pelle. Che impatto hanno sull’ambiente?
Del Cosmetic Footprint, ovvero dell’impatto ambientale dei cosmetici sappiamo ancora molto poco, in questo capitolo cercherò di mettere insieme tutte le informazioni che ho raccolto.

Partiamo dalle cose più evidenti: il packaging. I cosmetici hanno un packaging primario, cioè il flacone o il vaso che li contiene, e spesso hanno anche un packging secondario, ad esempio una scatola di cartone. È evidente che meno packaging c’è e meglio è dal punto di vista ambientale, perché è meno roba che finisce nella spazzatura. In alcuni casi – penso agli shampoo solidi – si può addirittura eliminare del tutto il packaging (anche se poi una bustina di carta per avvolgerlo te la danno sempre, però è sicuramente un grande passo avanti rispetto a quei cosmetici che hanno il falcone, la scatola e dentro la scatola un’intelaiatura che serve a tenere fermo il flacone.)
Quindi per quanto riguarda questo specifico problema, se vogliamo ridurre l’impatto ambientale dei cosmetici che usiamo, meglio scegliere prodotti che hanno il minor packaging possibile e fatto anche con materiali riciclabili: vetro, alluminio, carta e cartone, plastiche riciclabili come il PET, eccetera.

Passiamo a un altro aspetto: il trasporto. Spostare prodotti da una parte all’altra del globo inquina. Prodotto in Cina, etichettato in USA, venduto in Italia: il flacone che acquisto ha più miglia di me – gli daranno un biglietto gratis. Anche qui, la soluzione è abbastanza semplice: se vogliamo inquinare di meno sceglieremo prodotti realizzati “vicino casa”. Senza pretendere il KM zero: se vivo in Italia una crema idratante prodotta in Italia inquinerà di meno dal punto di vista dei trasporti.

Ho tenuto per ultimo l’aspetto più complesso da analizzare, ovvero cosa c’è DENTRO la mia crema? È composta da ingredienti biodegradabili oppure no? Questo fattore è importante perché quasi tutti i cosmetici che applichiamo addosso, su viso e corpo, ad un certo punto della giornata vengono lavati via con l’acqua e quindi finiscono nei sistemi di depurazione urbani delle nostre città, dove vengono canalizzate, filtrate e smaltite le acque reflue – quelle dello scarico del lavandino, per intenderci. Il problema però è che questi sistemi di depurazione non sono progettati per trattenere le microparticelle, che quindi passano indenni attraverso tutto il processo di depurazione poi finiscono in mare. Qualcosa già la sappiamo. Sappiamo che alcuni ingredienti non fanno bene all’ambiente e che stanno già facendo grossi danni.
Qualche esempio:
⁃ le microplastiche contenute in prodotti esfolianti (penso agli scrub o ai dentifrici “ruvidi”): finiscono nello scarico, poi in mare dove causano un sacco di danni. Siccome è una cosa comprovata gli Stati si stanno muovendo per metterle al bando e molte aziende cosmetiche hanno già smesso di usarle. Però rimangono in commercio prodotti che le contengono, quindi se voglio far attenzione all’ambiente cercherò di non comprarli.
⁃ Sappiamo che due siliconi volatili, il Cyclopentasiloxane e il Cyclotetrasyloxane sono tossici per l’ambiente acquatico e l’Unione Europea li ha messi al bando dai prodotti cosmetici a risciacquo, quindi da febbraio 2020 i prodotti come shampoo, docciaschiuma, sapone, ecc. non potranno contenerne più dello 0,1%. Poi nessuno ha pensato a vietarli anche nei prodotti solari. Immagina: sei in spiaggia, ti cospargi bene tutto il corpo di solare perché sei attenta alla salute della tua pelle e poi ti tuffi…nell’ambiente acquatico!
Quindi occhio anche all’INCI dei solari se vuoi dare una mano all’ambiente.
⁃ Ancora, sappiamo che alcuni filtri solari sono devastanti per le barriere coralline, perché uccidono i coralli – è un fenomeno che si chiama coral bleaching – e i Paesi che hanno la barriera corallina si stanno giustamente attrezzando per vietare la commercializzazione di creme solari con filtri chimici.
⁃ Infine, sappiamo che l’impatto produttivo dell’olio di palma è devastante, perché comporta una deforestazione incontrollata e massiccia, con conseguente distruzione di habitat per moltissime specie, che sono a rischio estinzione: oranghi, elefanti, tigri e rinoceronti, tutti presenti nelle aree dove si coltiva la palma. Anche qui: lo so, leggo l’INCI e non compro i cosmetici che lo contengono se voglio dare una mano all’ambiente.

Queste sono le cose che sappiamo, poi ci sono tutte quelle che non sappiamo, che sono la stragrande maggioranza. Dobbiamo pensare infatti che nei cosmetici ci sono una quantità enorme di sostanze, tra eccipienti e principi attivi. Tutte queste sostanze, se finiscono nell’ambiente in quantità rilevanti, possono determinare degli effetti nocivi perché l’ambiente non è progettato per recepirle.
Possiamo ovviamente usare il buonsenso e ragionare: che effetto avranno sull’ambiente gli ingredienti cosmetici derivati dal petrolio, un materiale fossile e non rinnovabile, come la paraffina? Che effetto avranno sull’ambiente i miei “amici” siliconi, che sono biopersistenti – cioè non biodegradabili, come la plastica?

A prescindere da quello che è ammesso o non ammesso per legge – perché la legislazione spesso arriva in ritardo: il Cyclopentasiloxane non diventa tossico per gli organismi acquatici da febbraio 2020, lo è sempre stato – e a prescindere dal fatto che questi ingredienti siano o meno sicuri per l’uomo – che per carità, di brufoli non si muore – forse dovremmo iniziare a ragionare nell’ottica del “giusto o sbagliato”, etico o immorale. Se un ingrediente è sicuro per l’uomo, ma ha un impatto ambientale dannoso, è giusto continuare a usarlo? E ancora di più: è giusto continuare a usarlo all’interno di prodotti che non servono a salvare vite umane, ma sono tutto sommato superflui, futili, ludici?

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