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Cruelty Free

Cruelty Free, Inci, Vegan

Ingredienti splatter nei cosmetici

Gennaio 8, 2018

Come forse ricorderai tutti i prodotti Double hanno il bollino del programma “Beauty without bunnies” della PETA e sono certificati come vegan e cruelty free. Questo significa che all’interno dei miei cosmetici non ci sono ingredienti di origine animale: non uso nemmeno il miele, che pure fa benissimo alla pelle!

Purtroppo gli ingredienti di origine animale sono spesso “nascosti” sotto nomi INCI un po’ strani e magari non è così semplice riconoscerli. Qui ti elenco i più diffusi, così la prossima volta che sei in profumeria puoi controllare subito se “quella crema miracolosa” è davvero cruelty free come dicono:

  • Squalene — bellissimo emolliente per la pelle, può essere estratto dall’olio di oliva (ci piace) o dal fegato degli squali (non ci piace). Se c’è scritto “squalene vegetale” o se il prodotto ha il bollino vegan, puoi stare tranquilla.
  • Lanolina — viene usata come sostanza idratante e si estrae dalla lavorazione della pelle di pecora.
  • Collagene — è una sostanza presenta naturalmente nella nostra pelle, con l’aumentare dell’età diminuisce. L’industria cosmetica propone millemila prodotti “al collagene” vantandone gli effetti antiage. Peccato solo che venga ottenuto dalla bollitura degli scarti animali (pelle, ossa, tendini, ecc.).
  • Cheratina — usatissima nei prodotti per capelli, viene di solito estratta dalla criniera, dalle piume o dalle corna di diversi animali. Le alternative vegetali ovviamente ci sono: l’olio di amla e le proteine della soia o del grano.
  • Placenta — questa nemmeno la commento. Per ottenerla non muore nessun tenero animaletto, ma che schifo!
  • Carminio — colorante noto sin dai tempi degli antichi Romani, si ottiene schiacciando un insetto rosso, la cocciniglia. Ne servono circa 70mila per produrre un chilo di colorante, che poi usano per il rossetto!
  • Muschio bianco — fragranza famosissima, che a me ricorda gli anni del liceo. Non è — come il nome farebbe pensare — di origine vegetale: è una secrezione dei genitali di alcuni animali, come il cervo muschiato e i castori.
  • Elastina — quante volte mi hai sentito dire che il nostro derma è composto da fibre di elastina e collagene? Quella nei cosmetici viene estratta dai legamenti delle mucche.
  • Proteine della seta — molto usate in cosmesi, si ottengono prendendo i bachi da seta e frullandoli. Non male, eh?!
  • Bava di lumaca — ne avrò parlato mille volte! Le lumache producono questa sostanza quando sono stressate, perciò per la produzione vengono messe all’interno di macchine vibranti: si spaventano — giustamente — e producono la “bava”. Peccato che nel processo parecchie chiocciole muoiano!

Un discorso a parte merita infine l’olio di palma: pur essendo vegetale NON E’ cruelty free perché il suo processo di estrazione comporta la distruzione dell’habitat di moltissime specie, primi tra tutti gli oranghi. Purtroppo oggi tante aziende cosmetiche lo usano in grandi quantità: nell’INCI lo trovi (di solito ai primi posti) come Palm Oil, ma anche come Hydrogenated Vegetable Oil o come Elaeis Guineensis Oil.

Ok, mi rendo conto che da parte mia non è molto carino farti iniziare la settimana facendoti venire la nausea e di questo ti chiedo scusa. Ma non credi che sia importante sapere cosa ti metti in faccia, per davvero?!

Non è nemmeno una questione di sensibilità ambientale o di etica: una persona è liberissima di non avere a cuore gli animali, ma non per questo le deve far piacere spruzzarsi addosso secrezioni genitali o applicare sulle labbra insetti schiacciati!

Ovviamente, come sempre, ti suggerisco di imparare a leggere l’INCI dei tuoi prodotti cosmetici, perché è l’unico modo per essere davvero sicura di applicare sulla pelle un prodotto cruelty free e se non sai come fare puoi sempre mandarlo a me. 😉

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Bellezza Diy, Cruelty Free, Stiamobio, Vegan

Bombe da bagno DIY!

Giugno 12, 2017

Se sei un’appassionata delle bombe da bagno — o “ballistiche” — questa è la ricetta per te! Dopo averne provate non so più quante, ho trovato finalmente quella che funziona perfettamente e la voglio condividere con te!

Piccola premessa: gli ingredienti sono tutti abbastanza facili da reperire, mentre è un po’ più complesso trovare lo stampo. Se vuoi proprio quello rotondo puoi prendere questo, oppure cercare nei negozi per crafter quelle sfere di plastica trasparente che si aprono in due metà. In alternativa, vanno benissimo gli stampi in silicone per dolci 😉

Detto questo, passiamo alla ricetta che è in “cups”, quindi meglio se usi i misurini americani e non la tazza per il cappuccino!

Ti servono:
Bicarbonato, 1 tazza
Acido citrico, 1/2 tazza — lo trovi nei negozi che vengono detersivi green, è un ottimo sostituto dell’ammorbidente, provalo nel bucato!
Sali di Epsom, 1/2 tazza
Amido di mais, 1/2 tazza
Colorante alimentare — quello per dolci, tutti i colori che ti piacciono
Olio di mandorle dolci, 3 cucchiai — va bene anche quello di riso, quello di jojoba, il burro di cocco sciolto a bagnomaria…eviterei l’olio d’oliva perché di solito ha un odore abbastanza forte.
Acqua, 1 cucchiaino
– i tuoi oli essenziali preferiti

Il procedimento è super semplice: in una ciotola mescola tutte le polveri, a parte prepara un mix dei liquidi e poi aggiungilo lentamente alle polveri. Dico lentamente perché l’acido citrico — è quello che fa il friiiizzz — si attiva con l’acqua, quindi la parte liquida dev’essere aggiunta goccia a goccia.

Una nota sul colorante: se vuoi tutte le bombe di un unico colore, aggiungilo al mix di polveri. Se invece vuoi farne di colori diversi ti consiglio di preparare prima l’impasto “base” e poi di dividerlo in tante ciotole alle quali aggiungerai i singoli colori. Stesso discorso per il profumo dato dagli oli essenziali 😉

Alla fine ti troverai con una specie di sabbia bagnata: pressala nello stampo — pressala bene, dai che tonifichi i pettorali! — e poi lascia la bomba ad asciugare per almeno 24 ore prima di usarla.

Come sempre sono curiosa di sapere se ci proverai!

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Cosmetics, Cruelty Free, First Time, Green, Inci, Nature

Cosmetici cruelty free: esistono davvero?

Novembre 21, 2016

Spesso mi sento dire che tutti i cosmetici sono “cruelty free” perché i test sugli animali sono stati vietati. Ma è davvero così? E cosa vuol dire veramente “cruelty free”?

Faccio un passo indietro: in Europa c’è un Regolamento — quindi una “legge europea”, obbligatoria e immediatamente applicabile per tutti gli Stati membri—che disciplina la questione. Si tratta del Regolamento 1223/2009, pienamente in vigore da luglio 2013, e in pratica dice che:

  • I prodotti cosmetici finiti non possono essere testati sugli animali
  • Gli ingredienti cosmetici non possono essere testati sugli animali
  • Qualora venissero scoperti nuovi ingredienti cosmetici, non potrebbero essere testati sugli animali

Tutto molto bello e molto giusto, ma come sempre un escamotage si trova, purtoppo.

Moltissimi ingredienti usati nei cosmetici vengono utilizzati anche in altri prodotti: ad esempio un tensioattivo, cioè una sostanza lavante, può essere messo dentro a un prodotto per l’igiene personale e dentro a un detergente per la casa, e la sperimentazione animale può essere necessaria per garantire il rispetto del quadro giuridico applicabile a tali prodotti”.

Questa ultima frase virgolettata non è mia, ma è della Commissione Europea: la trovi a pagina 9 di un documento che si chiama “Comunicazione della Commissione al parlamento Europeo e al Consiglio sul divieto della sperimentazione animale e di immissione sul mercato e sullo stato dei metodi alternativi nel settore dei prodotti cosmetici”.

Non contenti, quelli della Commissione continuano così: “Gli ingredienti utilizzati nei prodotti cosmetici saranno in genere soggetti anche agli obblighi orizzontali previsti dal regolamento REACH e la sperimentazione animale può, in ultima istanza, essere necessaria per completare i rispettivi dati.

CHE COS’E’ IL REGOLAMENTO REACH?

E’ un’altra “legge europea”, quindi ugualmente obbligatoria e immediatamente applicabile, esattamente come il Regolamento 1223/2009, e disciplina tutti gli ingredienti chimici usati in Europa, in tutti i settori produttivi: cosmetico, industriale, farmaceutico, alimentare, eccetera.

In pratica il tensioattivo del quale ti ho parlato prima potrebbe essere stato testato sugli animali per garantire la sicurezza del tuo sapone per i piatti, salvo poi essere stato usato anche per formulare il tuo shampoo!

Almeno in Europa un minimo di normativa c’è. Nel resto del mondo stanno messi molto peggio, ad esempio:

  • In Giappone: i test sugli animali sono obbligatori per testare i nuovi ingredienti cosmetici. Quando un brand giapponese lancia sul mercato la crema miracolosa con dentro un ingrediente nuovissimo, sviluppato nei loro laboratori fantascientifici, quel “miracolo” è stato testato sugli animali
  • In Corea del Sud — te ne parlo perché c’è un boom di prodotti cosmetici sudcoreani, sono quelli col packaging carinissimo e coloratissimo— hanno “manifestato l’intenzione di disciplinare la questione”, che tradotto significa #ciaone
  • Negli Stati Uniti — chi di noi non ha nella trousse un prodotto americano?!? — grazie alle pressione delle lobby ambientaliste e animaliste è stato presentato al Congresso l’Human Cosmetic Act e lì si è arenato nel 2014. Visti i recenti risultati elettorali prevedo tempi molto bui per gli animali da laboratorio negli States, e più in generale per tutto il Pianeta 🙁

TEST SUGLI ANIMALI: COME LI FANNO?

In cosa consistono i test dei cosmetici sugli animali? Sicura di volerlo sapere davvero? Se la risposta è sì, eccoli qui elencati:

  • Applicazione sulla cute rasata e/o ferita
  • Applicazione sulle mucose
  • Applicazione sugli occhi
  • Ingestione forzata
  • Iniezione sottocute

Niente male in quanto a sadismo.
Inutile dire che le alternative ci sono, ma hanno lo sgadevole difetto di essere molto più costose per l’azienda cosmetica. I test di replacement sono essenzialmente di due tipi: test in vitro e test su volontari umani.

Cruelty free vuol dire solo questo?

Ecco, qui inizia il vero dilemma, almeno a mio avviso.
Un cosmetico è considerato cruelty free se non è stato testato sugli animali (né il prodotto finito né i singoli ingredienti).
Per me, un cosmetico è DAVVERO cruelty free se — oltre a non essere stato testato sugli animali:

  • Non contiene ingredienti di origine animale
  • Non sono stati uccisi/feriti/maltrattati animali per produrlo

Il fatto che un cosmetico sia “naturale” non vuol dire che sia cruelty free. Qualche esempio:

  • la bava di lumaca: i prodotti che la contengono non sono cruelty free. Le chiocciole producono questa sostanza quando sono stressate, perciò per la produzione vengono messe
    all’interno di macchine vibranti: si spaventano – giustamente – e producono la bava. Peccato che nel processo parecchie lumache muoiano! Ho scoperto però che esistono metodi di estrazione alternativi e non cruenti, per i quali le lumache “sbavano” di piacere, come Homer Simpson davanti alle ciambelle. Quindi se proprio ti piace questo ingrediente cerca almeno le aziende che estraggono la bava attraverso l’utilizzo dell’ozono;
  • lo Squalene — bellissimo emolliente per la pelle, può essere estratto dall’olio di oliva o dal fegato degli squali (animali in via di estinzione). Se c’è scritto “squalene vegetale” o se il prodotto ha il bollino vegan, puoi stare tranquilla;
  • la Lanolina — viene usata come sostanza idratante e si estrae dalla lavorazione della pelle di pecora. Ovviamente la pecora dev’essere morta;
  • la Cheratina — usatissima nei prodotti per capelli, viene di solito estratta dalla criniera, dalle piume o dalle corna di diversi animali. Le alternative vegetali ci sono: l’olio di amla e le proteine della soia o del grano;
  • la Placenta — questa nemmeno la commento. Per ottenerla non muore nessun tenero animaletto, ma che schifo!
  • il Carminio — colorante noto sin dai tempi degli antichi
    Romani, si ottiene schiacciando un insetto rosso, la cocciniglia. Ne servono circa 70mila per produrre un chilo di colorante, che poi usano per il rossetto.

Mi rendo conto che da parte mia non è molto carino farti venire la nausea raccontandoti tutte queste cose schifide e di questo ti chiedo scusa. Ma credo che sia importante sapere cosa ci mettiamo in faccia. Un discorso a parte merita infine l’olio di palma: pur essendo vegetale NON È cruelty free perché il suo processo di estrazione comporta una deforestazione devastante e la conseguente distruzione dell’habitat di moltissime specie, primi tra tutti gli oranghi. Purtroppo oggi tante aziende cosmetiche lo usano in grandi quantità: nell’INCI lo trovi (di solito ai primi posti) come Palm Oil, come Hydrogenated Vegetable Oil, come Elaeis Guineensis Oil oppure nascosto nella dicitura Olus Oil, letteralmente “olio olio”, un mixi di oli vegetali composto per la maggior parte da frazionato di palma.

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Bellezza Diy, Cruelty Free, Diy, Green Beauty, Tailoredtip

#TailoredTip del lunedì — come pulire i pennelli da make up

Novembre 9, 2015

Stai attenta all’alimentazione, bevi abbastanza acqua ogni giorno e scegli prodotti cosmetici green, eppure la tua pelle continua a presentare brufoletti e impurità… Le ipotesi che mi sento di fare sono due: o è un problema di tipo ormonale — benvenuta nel meraviglioso mondo dell’ovaio policistico, dì pure grazie a tutto il pollo pompato di ormoni che ci hanno fatto mangiare da piccole — oppure hai un nemico in casa, più precisamente nella trousse del make up.

Residui di make up, pelle morta, germi e tossine varie, sudore, sporco… il tutto si annida tra le setole dei tuoi pennelli da trucco e tutte le volte che li usi applichi queste schifezze sulla faccia, assieme alla cipria. Bleah!
Te lo riconosco, pulire i pennelli da make up è una noia mortale ed è difficile farli venire puliti, soprattutto quelli con le setole chiare. Ho provato diversi metodi di pulizia e alla fine quello che mi piace di più è questo qui, preso da un vecchio video di Michelle Phan.

Ti servono:
Sapone liquido per piatti (una delle poche volte che mi sentirai parlare bene dello SLES! Scioglie il make up e rimuove lo sporco)
Olio extravergine di oliva (nutre le setole del pennello ed evita che si secchino)
– un panno pulito in microfibra

Mescola i due ingredienti in un piatto — io uso un piatto piano. Non ti dico le dosi perché dipende ovviamente da quanti pennelli devi pulire, ma la ratio è due parti di sapone e una di olio. Intingi la punta del pennello nel piatto e dagli una girata, poi passalo delicatamente sul palmo della mano per rimuovere bene tutto lo sporco. A questo punto sciacqualo in acqua tiepida e togli l’eccesso di acqua con il panno in microfibra. Infine lascia il pennello steso in orizzontale ad asciugare.
E’ importante, durante tutta l’operazione, tenere sempre il pennello a testa in giù per evitare che sapone e acqua arrivino alla base delle setole, che in genere sono incollate: se la colla si scioglie, addio setole e addio pennello.

Ok, nota dolente: ogni quanto dovresti pulire i pennelli da make up? Le beauty guru dicono: “Dipende”. I pennelli che usi per i prodotti liquidi — fondotinta, correttore, eyeliner — andrebbero puliti ogni giorno, soprattutto se hai la pelle sensibile, occhi che si arrossano facilmente, problemi di acne, ecc. Gli altri pennelli — penso a quello a testa tonda che usi per sfumare l’ombretto — andrebbero lavati una volta a settimana.

Guarda che ti sento, stai dicendo che in fondo i tuoi pennelli non ti sembrano COSI’ sporchi. Sei sicura?!? Quand’è l’ultima volta che li hai lavati?!?

P.S. Inutile dirti che i pennelli in setole naturali sono IL MALE, vero? VERO?!?

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Bellezza Diy, Corpo, Cruelty Free, Diy, Tailoredtip

#TailoredTip — lo scrub al caffè faidate

Settembre 7, 2015

Una delle mie più care amiche vive in Australia da un paio di anni. Un giorno ha preso la valigia, mi ha chiesto in prestito l’aspirapolvere* ed ha affrontato un volo di 23 ore per andare a vivere dall’altra parte del mondo. A Sydney non la aspettavano né amici, né una casa né un lavoro, ma è una #donnaconlepalle e non si è certo lasciata intimorire da questi dettagli insignificanti. Messo in chiaro quanto io la ammiri — e quanto mi manchi perché sentirsi via Facetime non è proprio la stessa cosa — te ne sto parlando perché ovviamente conosce tutta una serie di prodotti beauty che qui nel Vecchio Continente ignoriamo (io perlomeno!) e che invece nell’emisfero australe vanno alla grande.

Uno di questi è lo scrub al caffè di Frank Body. Fanno lo shipping anche da noi ma prima di correre ad acquistarlo finisci di leggere qui perché forse ti faccio risparmiare €15. Il sito però è delizioso, così come l’account Instagram: dai un’occhiata 😉
In breve: è una linea cosmetica nata a Melbourne a base di caffè. Il primo prodotto in assoluto è stato l’Original Coffee Scrub, che promette di spazzare via le cellule morte — e fin qui… — e di “andare a bersaglio” su cellulite, smagliature, eczemi e psoriasi! Credo che la legislazione australiana sulle etichette cosmetiche sia mooooolto più indulgente della nostra, perché per quanto l’INCI sia ottimo e totalmente green, nessuno degli ingredienti dello scrub possono davvero risolvere simili problemi. A parte questo mi è sembrato uno scrub davvero molto carino e visto che gli ingredienti principali sono facilmente reperibili, ho voluto provare a replicarlo!

Scrub al caffè faidate
Di base ti servono solo tre ingredienti: polvere di caffè, sale fino e olio di mandorle dolci. Già con questi tre ottieni un scrub efficace perché la consistenza del caffè e del sale dà l’effetto levigante, mentre l’olio di mandorle dolci nutre e ammorbidisce la pelle.
Se però vuoi cimentarti con qualcosa di un po’ più complicato, puoi provare a replicare la versione originale:

  • Polvere di caffè** — 2 cucchiai
  • Sale fino — 2 cucchiai
  • Olio di Mandorle Dolci — 3 cucchiai
  • Zucchero di Canna — 1 cucchiaio
  • Olio Essenziale di Arancio dolce — 10 gocce
  • Tocoferolo — 1 cucchiaino. Il Tocoferolo è Vitamina E pura. Si trova sui siti che vendono materie prime cosmetiche, ma se non lo trovi puoi sostituire l’olio di Mandorle Dolci con quello di Riso, che contiene un sacco di Vitamina E, costa poco e si compra al supermercato

L’aggiunta di un po’ di acqua renderà lo scrub più liscio e facile da spalmare — il che si dovrebbe tradurre anche in meno casino nella doccia. Ti farò sapere perché la versione +acqua ancora non l’ho provata, anche se non mi convince molto nell’ottica della durata del prodotto, perché i batteri si sviluppano in presenza di acqua. In pratica, se non la metti e conservi lo scrub in un barattolo all’asciutto, ti dovrebbe durare un bel po’!

Le dosi che ti ho indicato ti daranno uno scrub molto delicato sulla pelle, abbastanza “polveroso” come consistenza, soprattutto se lo fai riposare e permetti a caffè, sale e zucchero di assorbire gli olii.
Puoi passarlo sia sulla pelle asciutta che bagnata, ma stai attenta perché finisce ovunque, quindi chiuditi bene nella doccia e non cercare di imitare le modelle sul sito che s’impiastricciano sul set. Il trucco secondo me è mescolarlo al docciaschiuma, in maniera da dargli una consistenza più pastosa e meno messy.
Il profumo è pazzesco: il caffè sta benissimo con l’arancio dolce e ti darà una bella sferzata di energia. Direi che è il modo perfetto per svegliare corpo e mente la mattina, prima di affrontare una giornata impegnativa!

Ti ho ispirata con questo scrub al caffè faidate? Fammi sapere se lo fai, mi raccomando!

*Ha usato le buste che fanno il sottovuoto — quelle che si usano per i piumoni e altri tessili ingombranti — per stipare fino all’inverosimile la sua valigia. Genio!

**La caffeina ha sicuramente proprietà lipolitiche e stimola il drenaggio dei liquidi stagnanti, tanto che anche alcuni fanghi anticellulite ne contengono un po’. Non sono sicura della sua efficacia se limitata allo scrub: secondo me nessun sano di mente passerebbe 45 minuti in doccia a massaggiarsi le chiappe con la polvere di caffè, ma sul Pianeta siamo 7 miliardi di persone quindi mai dire mai!

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Cruelty Free, Green Beauty, Lifestyle, Peta

Cosmetici cruelty free: perché esistono ancora i test sugli animali

Settembre 3, 2015

I primi di agosto la PETA ha pubblicato su FB questa immagine. Sono tutti brand cosmetici famosissimi che — ancora oggi — testano i loro prodotti sugli animali. I test cosmetici sugli animali in Europa sono vietati, ma in molte altre parti del mondo, USA compresi, sono consentiti.

Ora, è chiaro che il tema è spinoso se si parla di test di farmaci e cure mediche: una volta ho letto un post FB della Snob​ che diceva (cito a memoria) “Sono contraria ai test sugli animali? Si. Sacrificherei la vita di mille topi per salvare quella di mio padre? Si”.
Molto meno spinoso — a mio parere — il discorso sui test dei cosmetici: avere o meno le rughe NON è questione di sopravvivenza, idem per quanto riguarda la cellulite, i capelli crespi e tutta una serie di altre caratteristiche estetiche che no, non ci piacciono e si, vorremmo eliminare, ma nessuno muore per questo.

Per carità: è giustissimo voler mettere in commercio un prodotto sicuro, che non dia allergie, non scateni irritazioni, eccetera, ma esistono — e lo so perché LI FACCIO — test validissimi fatti su volontari umani, sotto controllo dermatologico.
La Crema Viso Idratante e Nutriente Double B ad esempio, così come la Crema Viso Uomo Double B, sono dermatologicamente testate e adatte alle pelli sensibili. E lo posso scrivere con certezza sull’etichetta e online non perché siano state testate sui conigli albini ma perché hanno superato il patch test su persone che si sono volontariamente sottoposte al test di tollerabilità cutanea presso un dipartimento dell’Università di Padova.

E’ un test costoso? Certamente!
Se fossi un’azienda americana mi costerebbe di meno fare i test sugli animali? Certo che si!
Li farei? Col cavolo!

L’idea che il mio rossetto del rosso perfetto sia stato testato prima su cavie e conigli mi da fastidio ed ho scelto consapevolmente da anni di non acquistare più cosmetici di brand che non hanno il famoso “coniglietto”, ovvero il simbolo della ECEAE, l’European Coalition to End Animal Experiments.
Anche per Double B ho scelto di abbracciare la filosofia cruelty free al 100% e per questo ho volutamente escluso tutti gli ingredienti di origine animale dalle mie formule, inclusi il miele e la cera d’api, cosa che rende i miei prodotti vegan.

Non saranno i cosmetici cruelty free di Double B a cambiare il mondo e a dare una svolta alla lotta per i diritti degli animali, ma nel mio piccolo spero di riuscire a trasmettere — anche ad una sola persona — una nuova consapevolezza. Jonathan Safran Foer scrive, nel suo libro Se niente importaSe io abuso del logo di una grande azienda, potrei persino finire in galera; se una grande azienda abusa di miliardi di polli la legge non protegge i polli, ma il diritto dell’azienda di fare quello che vuole”.
Ecco, io non voglio essere quell’azienda.

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