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Pelle

Cicatrici, Inci, Pelle, Stiamobio

Guarire le cicatrici: è possibile?

Novembre 19, 2018

Negli ultimi anni tutte le amiche che hanno partorito con taglio cesareo mi hanno detto: “Adesso però fammi una crema per togliere questa cicatrice!”
Ora, parliamo un attimo di cicatrici, ma parliamone in maniera seria.

1. Le cicatrici NON sono tutte uguali.

Le cicatrici da acne NON sono come le smagliature e le smagliature a loro volta NON sono come le cicatrici da taglio. Allo stesso modo la cicatrice che ti ha lasciato un bravo chirurgo NON è la stessa cicatrice di quando hai fatto un frontale con il pipistrello in motorino e ti sei spalmata sull’asfalto — e sì, mi è successo. Il pipistrello, non il chirurgo.

2. Che cos’è una cicatrice.

La cicatrice è un tessuto fibroso che si forma per riparare una lesione (patologica o traumatica), ed è dovuta alla proliferazione del derma e dell’epidermide. (Wikipedia).

Partiamo dal fatto che la pelle è un organo, che isola e protegge il nostro corpo dagli agenti esterni. In caso di ferita, la pelle mette subito in atto un processo di riparazione — la cicatrizzazione — volto a fermare il sanguinamento e ricostruire i tessuti danneggiati.

Questo processo può essere schematicamente ridotto a tre fasi:
1) Nella prima fase c’è il coagulo: l’obiettivo dell’organismo è chiudere la ferita il prima possibile per evitare che il sangue esca e i microbi entrino.
2) Nella seconda fase il tessuto connettivo inizia a riformarsi e vengono prodotte le nuove fibre di collagene ed elastina. E’ qui casca l’asino perché di solito il tessuto cicatriziale non è identico al tessuto che rimpiazza, anzi è un po’ più “scarso”: è più sensibile ai raggi UV, non ha ghiandole sudoripare ne follicoli piliferi e assume un colore diverso rispetto al tessuto circostante.
3) La terza fase, che può durare fino a due anni, vede un continuo rimodellamento delle fibre di collagene ed elastina e la formazione definitiva della nuova rete vascolare.

Di base dobbiamo ricordare questo: l’obiettivo del processo di cicatrizzazione è quello di mantenerci in vita, non di farci belle. Motivo per il quale al nostro corpo di avere una cicatrice esterna — che non è un’aderenza, cioè una cicatrice interna, ma non voglio tediarti — non gliene frega niente.

“Ma io voglio mettermi il bikini!”
Appunto. Allora vediamo cosa si può fare per prevenire e/o rimediare!

PRIMA
Quando possibile — perché il pipistrello di cui sopra è sempre in agguato — ci sono tutta una serie di accorgimenti che possiamo mettere in atto per “prevenire” le cicatrici, e lo metto tra virgolette perché in realtà voglio dire “farle vedere meno”:
a) In gravidanza: spalmarsi abbondantemente di sostanze elasticizzanti, come ad esempio l’olio di rosa mosqueta, per aiutare la pelle a sopportare meglio la dilatazione.
b) Durante una dieta: idem con patate — ah no, niente patate che sono carboidrati — perché anche i repentini cali di peso possono portare la pelle a cedere.
c) In vista di un intervento chirurgico programmato: chiedi che sia un chirurgo plastico a “chiudere” lo strato finale, perché sarà specializzato (si spera!) nel realizzare suture “quasi” invisibili.

DURANTE
Per “durante” intendo a ferita in corso, quindi all’inizio del processo di cicatrizzazione, i primi giorni:
Segui le indicazioni del medico: se la ferita deve stare coperta, coprila. Se non deve essere bagnata, non bagnarla. Se deve essere medicata, medicala. Sopratutto non prendere iniziative!
Proteggila dal sole: cerotto, maglietta, scudo totale. Quello che vuoi ma non esporla ai raggi UV. La pelle ha già abbastanza da fare senza doversi anche preoccupare del sole e sulla “crosta” sarebbe meglio non mettere creme — quindi filtri solari — perché se no quando si asciuga?!

DOPO 1: attivi GREEN
Cioè dopo poco tempo: la ferita è ben chiusa, la pelle nuova è rosa/rossa e hai l’ok del medico.
Qui qualcosa si può fare e — sorpresa sorpresa! — gli attivi delle creme da banco più vendute in farmacia sono green!
Triticum Vulgare: è l’estratto di germe di grano ed è il principio attivo della Fitostimoline, la pomata che viene raccomandata in caso di ustioni e piaghe proprio perché stimola il naturale processo di cicatrizzazione della pelle.
Allium Cepa: ovvero cipolla! Pare una follia ma è il principio attivo di una delle creme più vendute per attenuare le cicatrici, la Mederma. Chiudo un occhio sull’INCI — vedo un PEG e un parabene, ma ubi major…

DOPO 2: il Laser
Sono passati anni dalla ferita — questa newsletter è arrivata troppo tardi, sorry– e la cicatrice ormai è bianca.
Qui purtroppo i rimedi naturali servono a poco, l’unica soluzione — e nemmeno del tutto efficace — è il laser. Puoi valutarlo assieme al tuo MEDICO di fiducia — ho messo molta enfasi sul sostantivo “medico”, te ne sei accorta?!

OPPURE….

In alcune culture le cicatrici sono considerate ornamenti, simboli del coraggio del guerriero che è sopravvissuto alla lotta — Hai capito, pipistrello dei miei stivali?!? Io ne ho addirittura alcune alle quali sono molto affezionata, come lo “sgarro” bianco che ho sul polso sinistro, ultimo ricordo che mi ha lasciato una gatta molto amata.


 

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Beauty Routine, Bellezza Diy, Pelle, Skincare, Viso

Ti piace il sushi? Mettitelo in faccia!

Ottobre 23, 2017

Non sono impazzita, ho solo una fantastica ricetta per una maschera viso super idratante alle alghe!* Gli ingredienti sono semplici da reperire, il procedimento invece è un filino più complesso del solito. Iniziamo!

Ti servono (ti do le dosi originali, in tazze):
– 1/2 tazza di caffè — inteso come caffè americano, quello lungo, ovviamente fatto raffreddare
– 1/2 cetriolo 🥒, pelato e tagliato a pezzi
– 1 foglio di alga kombu, la trovi nei negozi di alimenti etnici, nei supermercati ben forniti o su Amazon

Il procedimento:
1) Frulla assieme il caffè e il cetriolo, versa il liquido in una ciotola e metti in infusione le alghe — se le compri già a pezzetti bene, se invece le trovi a fogli ti consiglio di ritagliare tante strisce;
2) Lascia in ammollo finché le alghe non saranno completamente reidratate;
3) Imbevi un dischetto di cotone nel liquido e passalo sul viso, poi prendi i pezzi di alga, strizzali bene e applicali sulla pelle, concentrandoti sulle aree che senti più secche;
4) Lascia in posa per 10–15 minuti, poi sciacqua con acqua tiepida e asciuga tamponando il viso con un asciugamano.

Perché funziona?
A parte il folle divertimento di travestirti da mostro marino per un quarto d’ora (io voglio organizzare un party con le amiche e farla fare a tutte!) questa maschera è perfetta per le pelli molto secche perché:
– le alghe sono ricchissime di vitamina B (infatti dovremmo anche aggiungerle alla nostra alimentazione) e hanno la capacità di drenare via le tossine dalla pelle;
– il cetriolo è naturalmente idratante e contiene le vitamine C, K e A (cioè retinolo!);
– il caffè (strano ma vero) è antiossidante.

Come sempre voglio sapere se la provi!

*L’ho trovata sul libro “Skin Cleanse” di Adina Grigore, la founder di un beauty brand americano che mi ha ispirata moltissimo quando ho deciso di fondare Double B — come filosofia intendo, i suoi prodotti sono un po’ troppo basic per i miei gusti. Nel senso: bella la crema viso fatta con solo 4 ingredienti, ma in pratica è come usare olio puro sulla faccia!

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Detox, Pelle, Skincare, Viso

Beauty Journaling: il diario di bellezza

Ottobre 16, 2017

Premessa
Ricevo spesso messaggi che suonano più o meno così: “la mia pelle è impura/secca/grassa/mista/coi brufoletti/aggiungi-sciagura-a-caso e uso il prodotto XX: tu che mi consigli?!
La mia risposta in genere è: “Mandami l’INCI del prodotto XX e vediamo se va bene”.
La mia — purtroppo — è una risposta sbagliata.
A voler essere proprio precisa, dovrei chiedere: “Ma tu, quali e quanti prodotti usi?!

Facciamo due conti
Mi spiego meglio: nella migliore delle ipotesi ogni giorno mettiamo su viso e corpo un minimo di 20 prodotti — e mi sto tenendo bassa!
Parto con la lista, in ordine sparso: detergente viso, crema idratante, fondotinta, cipria, blush, correttore, struccante, shampoo, balsamo, docciaschiuma, mascara, ombretto, matita labbra, rossetto, burrocacao, dentifricio, crema corpo, contorno occhi, siero, trattamenti spot on per i brufoli.

Ciascuno di questi prodotti è composto da — come minimo!! — 10 ingredienti.
Visto che la matematica non è un’opinione, ogni giorno ci mettiamo addosso oltre 200 ingredienti cosmetici — non entro qui nel merito se siano naturali o meno — e sono tantissimi! Troppi per riuscire a stabilire quale sia il prodotto incriminato che provoca la pelle “impura/secca/grassa/mista/coi brufoletti/sciagura-a-caso”.

E non voglio sentirti dire che la pelle “impura/secca/grassa/mista/coi brufoletti/sciagura-a-caso” ce l’hai sempre avuta: la maggior parte delle persone ha una pelle normale, in grado di funzionare benissimo da sola, se lasciata stare!

Double cosa mi consigli?!
Ti consiglio il beauty journal: è il primo step verso la conquista di una pelle davvero bella!
Se sei stata una volta nella vita dal nutrizionista probabilmente conosci il food journal, o diario alimentare: il beauty journal è la stessa cosa! Devi scrivere per qualche giorno — facciamo una settimana per sicurezza — tutti i prodotti cosmetici che usi durante le 24 ore.
Tutti, nessuno escluso.
Qualunque cosa tocchi la tua pelle — il sapone del bagno dell’ufficio, il gel disinfettante che tieni in borsa, il deodorante — dev’essere scritto nel beauty journal.

Nello stesso tempo, tieni sotto stretta osservazione la tua pelle: noti irritazioni, arrossamenti, brufoletti, zone secche, aree lucide? Se la risposta è sì, chiediti quando sono comparsi.

Esattamente come nel food journal, potresti notare delle correlazioni che ti erano sfuggite: labbra screpolate dopo aver lavato il viso con quel detergente, brufoletti sulla schiena comparsi dopo aver cambiato shampoo…
Non è detto che si tratti di cosmetici con INCI brutti: potresti anche scoprire di avere una lieve forma di allergia/intolleranza ad un ingrediente naturale — ho tante amiche che non tollerano l’aloe, ad esempio!

Se ne hai voglia, prova a tenere il beauty journal e poi fammi sapere come va, io sono sempre qui se hai bisogno di dritte e consigli!

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Diy, Green Beauty, Pelle, Skincare, Stiamobio

Scrub per il viso al the verde

Aprile 18, 2017

Se hai visto lo #StiamoBioLIVE con Morganic Kitchen non ti sarà sfuggita l’importanza degli antiossidanti per la salute e la bellezza della tua pelle. Uno degli alimenti più ricchi di antiossidanti è il the verde, pieno di polifenoli, bioflavonoidi e vitamine — soprattutto B e C!

Berlo — ovviamente — fa benissimo, ma è anche molto usato come ingrediente cosmetico perché contrasta l’invecchiamento cutaneo. E’ anti-infiammatorio, perciò è ottimo per attenuare rossori e irritazioni. 🍵

La ricetta DIY di oggi è quindi uno scrub al the verde! Come al solito, pochi ingredienti e esecuzione semplice.

Ti servono:

  • Un cucchiaino di the verde in polvere. Il più pregiato — e più ricco di sostanze “buone” — è il Matcha 🍃 Costa parecchio rispetto agli altri, ma ne vale la pena.⠀
  • Due cucchiaini di zucchero. Se pensi che lo zucchero sia troppo “ruvido” per la tua pelle prova a sostituirlo con la farina di cocco.⠀
  • Un cucchiaino di olio di avocado 🥑, ricchissimo di vitamina E. Se non ce l’hai a portata di mano usa l’olio di riso, oppure quello di jojoba.⠀⠀

Come per tutti gli scrub, ti suggerisco di aggiungere una goccia di detergente viso per rendere più facile l’utilizzo — lo scrub da solo in genere se ne va a spasso per tutto il bagno, almeno a me succede sempre così. Con il detergente è più gestibile.⠀

Le dosi che ti ho dato vanno bene per una/due applicazioni, se ti piace puoi farne un barattolo e conservarlo per qualche mese — the, zucchero e olio non vanno a male. Secondo me è anche carino da regalare 😄

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Beauty Routine, Bellezza Diy, Pelle, Skincare

Quanto prodotto ti serve davvero?

Febbraio 24, 2017

Dico sempre che i prodotti Double durano tantissimo, perché “ne basta poco”, ma quant’è davvero questo poco? E — più in generale — quanto cosmetico serve, perché sia efficace ma non sprecato?

Ho pensato di darti una mano con questo schema: tutti i cosmetici che quotidianamente applichi sul viso e la quantità corretta, paragonata alle dimensioni delle monete. Spero ti sia utile 🙂

  • Detergente — 2€
  • Esfoliante — 50 cent.
  • Maschera — 1€
  • Siero — 5 cent.
  • Contorno occhi — 1 cent.
  • Crema viso — 10 cent.

Ovviamente più un prodotto è fatto con ingredienti “buoni” per la pelle e meno ne serve, perché sarà già molto concentrato — ad esempio del mio Siero Viso bastano 5 gocce per idratare viso e collo!

In ogni caso la regola generale è: ascolta la tua pelle! Sarà lei a farti capire se hai applicato troppo prodotto o troppo poco, se si sente nutrita oppure no!

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Beauty Routine, First Time, Green Beauty, Inci, Ingredienti, Natural Beauty, Pelle

Cosa c’è nella tua crema?

Febbraio 7, 2017

Che nei cosmetici tradizionali ci siano degli ingredienti che fanno male alla pelle lo sappiamo un po’ tutte: siliconi, parabeni, petrolati… Ma sappiamo riconoscerli?

Quando andiamo in profumeria e annusiamo con voluttà l’ultimissima crema viso che promette miracoli ed ha un profumo meraviglioso, siamo in grado di leggere l’INCI?

Un attimo, facciamo un passo indietro: cos’è l’INCI?!?

INCI = International Nomenclature of Cosmetic Ingredients. E’ una denominazione internazionale utilizzata per indicare in etichetta i diversi ingredienti del prodotto cosmetico, usata in praticamente tutti i paesi nel mondo.
E’ obbligatorio! Ogni cosmetico immesso sul mercato deve riportare sulla confezione l’elenco degli ingredienti contenuti usando la denominazione INCI, scritti in ordine di concentrazione decrescente.
– Al primo posto si indica l’ingrediente contenuto in percentuale più alta, a seguire gli altri, fino a quello contenuto in percentuale più bassa. Al di sotto dell’1% gli ingredienti possono essere indicati in ordine sparso.
– La nomenclatura INCI contiene alcuni termini in latino (sono quelli che ci piacciono perché indicano ingredienti botanici. Ad esempio il Prunus Amygdalus Dulcis Oil è l’olio di mandorle dolci) e altri in inglese (chimici o di derivazione chimica, ma possono essere anche ingredienti naturali che sono stati lavorati). Nel caso dei coloranti si utilizzano le numerazioni secondo il Colour Index (es. CI 45430).

Perché è importante saper leggere l’INCI?

Perché la nostra pelle è una barriera permeabile: alcune sostanze usate nei cosmetici sono abbastanza piccole da attraversarla. Pertanto è bene sapere cosa ci spalmiamo addosso, in modo da poter scegliere consapevolmente. Quindi eccoti l’elenco dei “cattivissimi”, così la prossima che starai per comprare una crema potrai controllare gli ingredienti!

Petrolati & Siliconi

Li metto insieme, perché l’effetto che hanno sulla pelle è lo stesso: sporcano! La loro composizione molecolare è troppo grande per penetrare, perciò restano in superficie a occludere i pori e causare brufoli e altre impurità. Non si muore per un foruncolo, ma la salute della pelle ne risente: sempre soffocata da uno strato impenetrabile e impermeabile. Il silicone si usa per sigillare la doccia, la paraffina deriva dal petrolio: tu li vorresti sulla faccia? Io no!
– Mineral Oil
– Petrolatum
– Paraffinum Liquidum o Paraffina
– Microcrystalline Wax
– Vaselin
– Dimethicone
– Cyclomethicone
– Cyclopentasiloxane e Cyclohexasiloxane
– Dimethiconol
– Disiloxane e Trisiloxane
– Simethicone
Non è un elenco completo, ma questi sono i più diffusi.

I siliconi sono polimeri inorganici sintetici, sono chimicamente inerti, idrorepellenti, antistatici e resistono alle alte temperature. In cosmesi si usano perché migliorano la spalmabilità dei prodotti e perché fanno quello che chiamo “l’effetto WOW”: filmano la pelle nascondendo imperfezioni, segni d’espressione, rughe e tu dici: “Mamma mia che bella pelle che ho!” e invece no, è solo silicone. A questo aggiungi il fatto che costano poco e capirai perché le aziende cosmetiche hanno TUTTO l’interesse a continuare ad utilizzarli, invece di sostituirli con altri ingredienti di origine naturale che costano di più.

In rete c’è un acceso dibattito tra chi li demonizza e chi li difendea spada tratta. I paladini del silicone affermano che sono ingredienti sicuri, non tossici per l’uomo, testati da talmente tanti
anni da poter essere definiti innocui. Talmente “innocui” che l’Unione Europea ha bandito due dei siliconi volatili più diffusi – il Cyclopentasiloxane e il Cyclotetrasiloxane – dai prodotti cosmetici a risciacquo, perché tossici per l’ambiente acquatico.
Questo significa che, da febbraio 2020, questi due ingredienti non potranno più essere utilizzati in shampoo, docciaschiuma, saponi liquidi, eccetera – o meglio, potranno essere utilizzati solo in concentrazioni inferiori allo 0,1%: una maniera molto diplomatica di “vietarli senza vietarli”. Pensa a quanti interessi devono bilanciarsi all’interno della UE e capirai come simili mosse diplomatiche siano necessarie.
Siliconi e petroli inoltre sono biopersistenti, cioè l’esatto contrario di biodegradabili: restano nell’ambiente e lo inquinano per un tempo lunghissimo e non abbiamo ancora idea di quale impatto abbiano sulla salute dei mari, dove – volenti o nolenti – finisce il grosso delle nostre acque reflue. Immagina: ti sei messa sul viso una crema a base di siliconi e la sera, dopo una lunga giornata di lavoro, ti lavi la faccia. I siliconi si staccano dalla tua pelle e finiscono nello scarico del tuo lavandino, entrando così nel sistema di depurazione delle acqua reflue della tua città. Questo sistema però non è progettato per trattenere le molecole di silicone, che fanno tutto il giro di depurazione e finiscono in mare. Per quanto tempo? Non lo sappiamo. Che impatto hanno?
Non lo sappiamo.

Conservanti: Parabeni & Co.

I conservanti nei cosmetici sono necessari, perché preservano la formula dalle contaminazioni batteriche. Negli ultimi decenni i conservanti più diffusi – ancora una volta, quelli considerati più “sicuri” – sono i parabeni. Esiste però un acceso dibattito sul tema “Parabeni e tumore”: alcuni sostengono che i parabeni, una volta assorbiti dall’organismo potrebbero stimolare la crescita di alcuni tipi di cellule tumorali, come quelle del cancro al seno, però studi scientifici definitivi che chiudano la questione non ce ne sono.
In compenso sappiamo con certezza che i parabeni sono interferenti endocrini, ovvero sostanze capaci di mimare l’azione degli ormoni e quindi di “ingannare” il nostro corpo. A me ovviamente come ingredienti non piacciono, sopratutto se presenti all’interno di formule pensate per essere applicate in aree dove la pelle è molto sottile – penso ai deodoranti che spruzziamo sulle ascelle – o peggio ancora sulle mucose, che assorbono molto di più della pelle (te lo dico perché li ho visti nell’INCI di diversi gel intimi, da qui il mio motto “niente parabeni sulla patata!”).

Li riconosci perché in genere contengono il termine “paraben”:

– Methylparaben
– Ethylparaben
– Propylparaben
– Butylparaben

Sempre a proposito di conservanti, ci sono altre sostanze che vengono utilizzate in cosmesi e che sono da evitare come la peste perché rilasciano formaldeide! Ora, il paradosso è questo: la formaldeide è una delle sostanze più tossiche e pericolose, in grado di scatenare irritazioni e allergie da contatto, ma soprattutto associata allo sviluppo di diverse forme tumorali.
L’UE ha vietato da tempo l’utilizzo di formaldeide nei cosmetici, peccato che non abbia vietato l’uso di quelle sostanze che ne sono cessori, ovvero che deteriorandosi si trasformano in formaldeide!
Eccole qui:
– Imidazolidinyl Urea
– Diazolinidyl Urea
– Methylchloroisothiaziolinone
– Methylisothiazolinone
– Kathon
– Quaternium 15

Tensioattivi

Ti laveresti con il detersivo per i piatti? Ovviamente no! Peccato che spesso i prodotti detergenti cosmetici contengano gli stessi tensioattivi – ovvero gli agenti lavanti – dei detergenti per la casa.
Il problema è che sono troppo aggressivi per pelle e cuoio capelluto e nel lungo periodo peggiorano problemi come forfora, secchezza cutanea, dermatiti, ecc.
– MEA o Monoethanolamine
– TEA o Triehanolamine
– DEA o Diethanolamine
– Sodium Lauryl Sulfate
– Amonium Lauryl Sulfate
– TEA-Lauryl Sulfate
– Magnesium Laureth Sulfate
– MEA Laureth Sulfate
– Sodium Laureth Sulfate
– Amonium Laureth Sulfate
– Sodium Mireth Sulfate
– Sodium Pareth Sulfate
– Sodium Coceth Sulfate

Tra questi, quello che probabilmente incontrerai più spesso è lo SLES, il Sodium Laureth Sulfate. L’industria cosmetica lo utilizza a quintali perché costa poco, sgrassa tanto e fa un bella schiuma
bianca – così tu ti senti pulita e sei tutta contenta ma in realtà è come se ti fossi lavata con il sapone per i piatti. Cosa fa? In pratica scioglie le particelle di sporco e di grasso in eccesso, permettendone la rimozione con l’acqua. E qui sta il problema: davvero ogni volta che ti fai la doccia sei tutta sporca di unto?! A meno che tu non faccia il meccanico mi sembra abbastanza improbabile. La tua pelle ha bisogno di mantenere il sottile strato lipidico che la protegge: se ogni volta che ti lavi glielo porti via lei sarà costretta a produrne ancora, e ancora, e ancora…..
Non vorrei entrare nel discorso della formulazione perché è un po’ complicato, perciò te la faccio breve: l’aggressività dello SLES può essere ammortizzata se viene affiancato da altri ingredienti, primi tra tutti i tensioattivi anfoteri, ad esempio la betaina.
In pratica: se quando leggi l’INCI trovi il Sodium Laureth Sulfate tra i primissimi ingredienti, hai per le mani un prodotto molto aggressivo per la pelle. Se invece è preceduto da ingredienti come la Cocamidopropyl Betaine, allora il prodotto è stato pensato da chi ne capisce ed è un po’ meno forte.

Riassumendo

Impara a leggere l’INCI e controlla sempre la composizione dei cosmetici che ti metti addosso perché la pelle assorbe e se ci spalmi sopra schifezze, assorbirà schifezze.
Se sei alle prime armi, puoi farti aiutare dal Biodizionario (www.biodizionario.it): è un motore di ricerca degli ingredienti cosmetici: scrivi il nome dell’ingrediente come lo trovi nell’INCI e premi “cerca”, ti darà i risultati come un semaforo (verde = bene; giallo = accettabile; rosso = assolutamente NO). Ripeto, va bene per cominciare, perché usa parametri non proprio perfetti, ad esempio dando il bollino verde a ingredienti che sono sì naturali, ma che hanno un impatto ambientale enorme – ma ne parliamo meglio nel prossimo capitolo.

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Bellezza Diy, Cruelty Free, Green Beauty, Inci, Pelle, Skincare

Lo sporco, il brutto & il cattivo

Febbraio 6, 2017

Perché devo saper leggere l’INCI?

Mi rendo conto, è una scocciatura. Ma la nostra pelle è una barriera penetrabile. Alcune sostanze usate nei cosmetici sono abbastanza piccole da attraversarla, arrivando fino al derma. Pertanto è bene sapere cosa ci spalmiamo addosso, in modo da poter scegliere consapevolmente. Quindi eccoti l’elenco dei cattivissimi, così la prossima che starai per comprare una crema potrai controllare gli ingredienti e…rimetterla sullo scaffale! Oppure la compri anche se è piena di sostanze chimiche, ma almeno lo sai!

PETROLATI & SILICONI

Li metto insieme, perché l’effetto che hanno sulla pelle è lo stesso: sporcano! La loro composizione molecolare è troppo grande per penetrare, perciò restano in superficie a occludere i pori e causare brufoli e altre impurità. Non si muore per un foruncolo, ma la salute della pelle ne risente: sempre soffocata da uno strato impenetrabile e impermeabile (il silicone si usa per sigillare la doccia!). I petrolati (Paraffina&co.) sono derivati del petrolio: tu li vuoi sulla faccia? Io no!

  • Mineral Oil
  • Petrolatum
  • Paraffinum Liquidum o Paraffina
  • Microcrystalline Wax
  • Vaselin
  • Dimethicone (Amodimethicone, Bis-Phenylpropyl Dimeticone, Cetyl Dimethicone, ecc.)
  • Cyclomethicone
  • Cyclopentasiloxane e Cyclotetrasiloxane
  • Dimethiconol
  • Disiloxane e Trisiloxane
  • Simethicone

Non è un elenco completo, ma questi sono i più diffusi. Una dritta: i siliconi li riconosci facilmente perché la maggior parte termina con –thicone o con –xiloxane).

PARABENI & altri CONSERVANTI

Da anni esiste un acceso dibattito sul tema “Parabeni e tumore”: alcuni sostengono che i parabeni, essendo in grado di mimare gli estrogeni, una volta assorbiti dall’organismo potrebbero stimolare la crescita di alcuni tipi di cellule tumorali, come quelle del cancro al seno. Tutto da dimostrare, perché studi scientifici definitivi che chiudano la questione non ce ne sono — o almeno, io non li ho trovati. Però, come diceva Totò: “Non è vero, ma ci credo”, quindi è bene conoscerli e poi ognuno è libero di fare quello che vuole.

Li riconosci perché in genere contengono il termine “paraben”:

  • Methylparaben
  • Ethylparaben
  • Propylparaben
  • Butylparaben

Poi ci sono altre sostanze che vengono utilizzate come conservanti e sono da evitare come la peste perché rilasciano formaldeide! Ora, il paradosso è questo: la formaldeide è una delle sostanze più tossiche e pericolose, in grado di scatenare irritazioni e allergie da contatto, ma soprattutto associata allo sviluppo di diverse forme tumorali. L’UE ha vietato da tempo l’utilizzo di formaldeide nei cosmetici, peccato che non abbia vietato l’uso di quelle sostanze che ne sono cessori, ovvero che deteriorandosi si trasformano in formaldeide! Eccole qui:

  • Imidazolidinyl Urea
  • Diazolinidyl Urea
  • Methylchloroisothiaziolinone
  • Methylisothiazolinone
  • Kathon
  • Quaternium 15

TENSIOATTIVI

Ti laveresti i capelli con il detersivo per i piatti? Ovviamente no! Peccato che spesso i prodotti detergenti cosmetici contengano gli stessi tensioattivi — ovvero agenti lavanti — dei detergenti per la casa. Il problema è che sono troppo aggressive per pelle e cute e nel lungo periodo peggiorano problemi come forfora, secchezza cutanea, dermatiti, ecc.

  • MEA o Monoethanolamine
  • TEA o Triehanolamine
  • DEA o Diethanolamine
  • Sodium Lauryl Sulfate
  • Amonium Lauryl Sulfate
  • TEA-Lauryl Sulfate
  • Magnesium Laureth Sulfate o MEA Laureth Sulfate
  • Sodium Laureth Sulfate
  • Amonium Laureth Sulfate
  • Sodium Mireth Sulfate
  • Sodium Pareth Sulfate
  • Sodium Coceth Sulfate

Riassumendo: impara a leggere l’INCI, controlla sempre la composizione dei cosmetici che ti metti addosso e, se sei in dubbio, usa il Biodizionario! E’ un motore di ricerca degli ingredienti cosmetici: scrivi il nome dell’ingrediente come lo trovate nell’INCI e premi “cerca”. Se ii dice:

  • semaforo verde = bene
  • semaforo giallo = accettabile (meglio se l’ingrediente in questione è in fondo all’INCI)
  • semaforo rosso = pattumiera!

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I sole: friend or foe?

Luglio 8, 2017

Questo è un capitolo lunghissimo nel quale cerco di raccontarti tutto quello che so su cosa fa il sole alla nostra pelle e spero che al termine della lettura diventerai anche tu una di quelle che mettono #ilsolaretuttolanno. Vorrei iniziare cercando di rispondere all’annosa questione: perché si dice che “il sole fa male”? In realtà il sole non fa male, ma le sue radiazioni sì. Noi le conosciamo come raggi UV e sono la prima causa delle rughe, perché provocano il famoso fotoinvecchiamento cutaneo.

Cerco di spiegarmi: i raggi UV si dividono in UVB e UVA.
⁃ I raggi UVB hanno tanta energia e una bassissima capacità di penetrazione. In pratica, sono quelli che ti scottano, ma non riescono a passare attraverso i vetri o i tessuti.
⁃ I raggi UVA sono esattamente l’opposto: poca energia e altissima capacità di penetrazione. Riescono ad arrivare fino allo strato più profondo della nostra pelle, il derma, dove danneggiano le fibre di collagene ed elastina e stimolano la formazione dei temutissimi radicali liberi, capaci di distruggere il DNA cellulare – quindi il rischio è doppio: rughe e tumori della pelle!
Per completezza d’informazione, devo dirti che esistono anche i raggi UVC, ma siccome non arrivano fino alla superficie terrestre e si disperdono nell’atmosfera, possiamo tranquillamente ignorarli!

Il nostro corpo mette un atto dei meccanismi di protezione naturali per difendersi dai raggi UV:
1. Si abbronza. La produzione e lo scurimento della melanina è una forma di protezione naturale che il nostro corpo attua per proteggersi dal sole, insieme al terribile
2. Ispessimento corneo, ovvero la produzione di uno strato superficiale di cellule a protezione dell’epidermide. L’effetto estetico non è certo dei migliori – la chiamerei “pelle di coccodrillo” – però il corpo, poverino, questo sa fare.

Questi due meccanismi di protezione naturali non bastano a proteggerci, sopratutto dai danni causati dai raggi UV a lungo termine.
Allora che facciamo, non prendiamo più il sole e usciamo solo di notte come i vampiri? Ovviamente no, perché il sole ha anche degli effetti positivi sul nostro organismo:
– Ci aiuta a sintetizzare la Vitamina D, che è essenziale per la nostra salute.
– Ha un’azione antibatterica: hai mai notato che in estate la pelle con tendenza acneica migliora? È l’effetto benefico del sole.
– È un antidepressivo naturale perché aiuta il nostro corpo a produrre serotonina e melatonina.

Morale della favola: sì, prendiamo il sole ma sempre con la protezione solare!

La protezione solare

A proposito di protezione solare, sai benissimo che esiste l’SPF, quel numero che c’è sui prodotti solari che indica il livello di protezione: 6, 15, 30, 50, 50+
Di solito si crede che l’SPF indichi quanto tempo una persona possa stare al sole senza scottarsi, ma non è esatto: il numero dell’SPF indica quanta energia può arrivare alla pelle senza che questa si scotti.
Ovviamente questa “quantità di energia” cambia a secondo di moltissimi fattori:
Stagione dell’anno (nel nostro emisfero, gli UV raggiungono la massima intensità in estate e la minima in inverno)
Altezza del Sole (quando il sole è più alto nel cielo il tasso di raggi UV è maggiore mentre è trascurabile quando il sole è basso all’orizzonte: alba e tramonto)
Altitudine (ogni mille metri di altezza i livelli di UV crescono del 10-12%. Ad esempio, in estate a 2000 metri la radiazione UV “scotta” quasi il triplo rispetto alla pianura)
Latitudine (il flusso di raggi UV è massimo all’Equatore e minimo ai poli)
Nuvolosità
Strato di ozono
Capacità riflettente della superficie terrestre (per esempio, la neve riflette circa l’80% delle radiazioni UV, la sabbia asciutta della spiaggia circa il 15% e la schiuma del mare il 25%).

Secondo l’O.M.S. bisogna tenere conto dell’Indice UV (la scala internazionale che correla il livello di radiazione UV con il grado di rischio): quando l’indice è superiore a 3 – che equivale ad un pomeriggio appena soleggiato – occorre mettere in atto le misure preventive e proteggere la pelle dalle radiazioni.

Gli effetti del sole sulla pelle

Forse avrai già visto questa fotografia, è abbastanza famosa. È il volto di un uomo che ha fatto il camionista per 28 anni e che quindi ha esposto il lato del volto al finestrino ai raggi solari, molto più dell’altro, che invece era riparato dal tetto della cabina di guida. Il risultato è evidente: la pelle del lato esposto al sole presenta molte più rughe e più macchie dell’altra metà della faccia.

“Che cosa fanno in concreto i raggi del sole alla nostra pelle?”
Per anni i medici si sono concentrati sugli effetti degli UVB perché sono quelli più evidenti (mi metto al sole=>mi scotto), ma solo dopo si è capito che il vero nemico è rappresentato dagli UVA.
Questi maledetti infatti riescono a penetrare: passano attraverso il vetro, passano attraverso i tessuti leggeri, passano attraverso l’epidermide e raggiungono il derma – e il derma è sacro!

Nel derma gli UVA fanno due cose:
1. Danneggiano le fibre di collagene ed elastina che compongono la base strutturale della nostra pelle. Una fibra di collagene danneggiata è come una crepa nelle fondamenta di un palazzo: causa un cedimento strutturale di quello che c’è sopra – quindi la ruga.
2. Stimolano la produzione dei radicali liberi, sostanze capaci di danneggiare il DNA cellulare e quindi causare tumori (della pelle).
Per darti un’idea di cosa sono i radicali liberi: immagina le palline di un flipper che schizzano da tutte la parti come impazzite, colpendo (e distruggendo) tutto quello che incontrano nella loro traiettoria. “Toh, una fibra di collagene. BUM! Rotta. Uh, unamolecola di DNA: CRASH, rotta“.
Questo è lo stress ossidativo. Gli antiossidanti (vitamina E e vitamina C ad esempio) sono sostanze capaci di contrastarli. Ci fanno da scudo, “si prendono la pallottola per noi”, nel senso che si legano ai radicali liberi impedendo loro di andare in giro a distruggere tutto.

“Ma io questi danni quando mi abbronzo non li vedo!”
Per vedere i danni causati dai raggi UV basta andare da un bravo dermatologo che abbia in studio la lampada agli ultravioletti: ti renderai conto che non è assolutamente come la immaginavi e che ci sono moltissime macchioline e segni che non vedi ad occhio nudo.
Facciamo però un’altro esperimento: prendiamo un bambino piccolo e mettiamolo davanti alla stessa lampada agli ultravioletti. Vedremo che non ha gli stessi segni che abbiamo noi
adulti, che ha – anche sotto la luce ultravioletta – una pelle perfetta. Perché ci è nato? Certo che sì! Ma ci siamo nati anche noi! Anche la nostra pelle era perfetta quando eravamo piccoli, poi la costante esposizione al sole – che non è, ripeto, solo andare in spiaggia e fare la lucertola, ma semplicemente fare una vita normale che comprenda uscire di casa nelle ore diurne – l’ha macchiata, segnata e rovinata. Un’altra cosa molto interessante da notare è questa: alla stessa lampada ultravioletta la protezione solare appare come uno schermo perfettamente visibile ad occhio nudo, che copre completamente la pelle.

In questo video puoi vedere con i tuoi occhi tutti i passaggi che ti
ho appena descritto: http://bit.ly/videoUV

Immagine presa dal video “How the sun sees you” di Thomas Leveritt

Ricapitolando

I raggi UV – sopratutto gli UVA – fanno male alla nostra pelle e alla nostra salute. Ci sono SEMPRE, quindi è importante proteggersi TUTTI I GIORNI usando una protezione solare sulle aree esposte. E sì, per “tutti i giorni” intendo estate e inverno, anche se piove. Se poi scegli una crema solare che contiene filtri solari stabili e anche delle belle sostanze antiossidanti hai fatto bingo e la tua pelle ti ringrazierà tantissimo!


 

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