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Double offline: ho tolto tutte le notifiche e ti racconto il perché!

Giugno 19, 2017

Venerdì scorso ho fatto una cosa che non mi sarei mai immaginata, nemmeno nei miei sogni più arditi: ho tolto tutte le notifiche alle app sul telefono.

E’ stata una decisione presa d’impulso: l’ho afferrato, ho aperto le impostazioni e ho tolto tutto. Niente più bi-bip da Facebook, pling-plong da Instagram, pio-pio da Linkedin…niente di niente. Da tre giorni a questa parte il mio iPhone è quasi muto, perché già che c’ero ho anche tolto i suoni a Gmail — le notifiche no, quelle le ho lasciate!

Suona per Whatsapp, sms e chiamate: stop.

L’idea me l’ha data Letizia Palmisano, con il suo intervento al FreelancecampFelicemente (s)connessi — Lavorare bene senza inseguire notifiche, bip ed email urgenti”. Letizia, molto semplicemente, ha raccontato di come fosse migliorata la qualità — e la quantità — del suo lavoro da quando ha deciso di togliere tutte le notifiche e attenzione! è giornalista e social media manager, quindi una figura professionale che deve essere necessariamente aggiornata su tutto, quasi in tempo reale.

Mentre ero seduta ad ascoltarla ho pensato alla mia giornata tipo, strutturata più o meno così:

  1. Mi metto a lavorare su qualcosa (un post sul blog, l’editing di foto, la newsletter)
  2. Parte il circo di driin-bling-plong-cip del telefono
  3. Scatta l’ansia: “Sarà sicuramente questione-di-vita-o-di-morte: DEVO rispondere IMMEDIATAMENTE!

(Mi rendo conto: il problema non sono le notifiche. Il problema è che io sono ansiosa. L’ansia però non la posso mettere su muto)

4. Ovviamente perdo la concentrazione e la cosa sulla quale stavo lavorando al punto 1. passa in cavalleria.

5. Se tutto va bene riesco comunque a portarla a termine entro la fine della giornata, altrimenti slitta al giorno dopo.

Se fosse solo una questione di tempo, non sarebbe un grande dramma. Basterebbe lavorare qualche ora in più al giorno e via. Il vero problema è che mi sto rendendo conto che ormai:

  • le mie giornate lavorative riescono a coprire solo la gestione quotidiana
  • se per caso c’è un giorno festivo di mezzo le opzioni sono due: o lavoro lo stesso o ci metto una settimana a rimettermi in pari (il 1° maggio è stato un disastro!)
  • non ho più il tempo per pianificare il futuro: dove voglio che sia Double tra un anno? Cosa devo fare per portarla fin lì? Non ho nemmeno il tempo di pensare al planning, figuriamoci metterlo in pratica!*
  • gli imprevisti mi mandano in crisi: un appuntamento all’ultimo minuto, un’emergenza in tipografia, una consegna brevi manu, l’amica che mi propone uno spritz al volo…tilt!

So bene che la colpa non è delle notifiche e che avremmo tutte bisogno di una giornata di 48 ore per riuscire a spuntare ogni voce dalla nostra to-do’s list. Io però da qualche parte dovevo iniziare a risolvere la questione, così ho agito d’istinto e, seduta nella platea del Quirinetta, ho preso il telefono e ho tolto tutte le notifiche.

Le prime 24 ore sono state strane: “Ma non mi scrive nessuno? Non mi cerca nessuno?”. Ho avuto più volte l’impulso di controllare i social, ma credo di aver preso in mano il telefono meno spesso del solito — complice anche il weekend.

Ho la sensazione di aver avuto “ore più lunghe” — che lo so, non esistono — perché è vero che controllo i canali social di Double B, ma poi ne approfitto per mettere i like alle foto delle amiche, leggere qualche post, magari un giretto su Pinterest…e in breve quello che #éperlavoro diventa cazzeggio di un’ora!

Ovviamente Double non può restare sguarnita, perciò ho deciso che avrò degli orari fissi nei quali controllare Facebook, Messenger e Instagram ed ho già settato le sveglie sull’iPhone: alle 12,00 e alle 19,00.

Il customer care di Double verrà monitorato due volte al giorno e ho la sensazione che dedicare a questa attività un’ora a fine mattina e una a fine pomeriggio sia anche un modo per “ricompensarmi” del lavoro svolto!

Oggi è il primo giorno lavorativo “offline”: sono le 11,30, ho finito di scrivere questo post e mi sento molto produttiva 🙂 Vediamo come va tra una settimana!

*Gioia Gottini, se stai leggendo queste righe: mettiti una mano sulla coscienza e dammi uno degli otto posti al retreat su planning di settembre!


 

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Blog, Lifestyle

A volte mi sento con la sindrome di Pollyanna…

Marzo 13, 2017

A volte mi sento con la sindrome di Pollyanna: “Che bello, piove! Guarda che meraviglia i riflessi della luce sulle gocce d’acqua”. Sempre a cercare il lato positivo di ogni situazione.

A volte, invece e grazie al cielo, sono una persona normale e ho i miei giorni “no”: mal tempo, sbalzi ormonali, contrattempi stupidi ma che sul momento mi mandano su tutte le furie…

Stamattina ad esempio mi sono imbufalita con dei fornitori che non hanno ancora consegnato la merce — già pagata! La colpa non è nemmeno loro ma del corriere e devo dire che si sono scusati anche in giapponese — ottimo customer care, complimenti! — ma intanto io mi sono arrabbiata lo stesso.

Quando succedono queste cose tiro fuori dal cassetto la mia lista di cose da fare nei giorni “no”, per rimandare l’umore alle stelle! Ne condivido qualcuna con te e mi piacerebbe tanto sapere quali siano le tue “cose felici”.

  • Luce e sole! Sono meteoropatica e soffro la mancanza di luce — dai che le giornate si stanno allungando — perciò so che quando sono giù di tono la prima cosa che devo fare e mettermi alla luce del sole. E quando il sole non c’è? Uscire a fare un passeggiata, anche con la pioggia, mi aiuta: il movimento e l’aria fresca portano via i cattivi pensieri e aiutano a ragionare meglio.*
  • Musica a palla! Una bella playlist carica di adrenalina, con le mie canzoni preferite a tutto volume. Ho notato che anche cantare mi rimette in sesto perché uso il diaframma e ossigeno meglio tutto il corpo.
  • Lavanda e arancio amaro. Sono due fragranze che migliorano l’umore: metto due gocce di questi olii essenziali nella crema mani e la spalmo bene, poi annuso a ripetizione!
  • Gli abbracci! E’ dimostrato che un abbraccio di almeno 20 secondi stimola il nostro corpo a produrre ossitocina, l’ormone “del buonumore”. Valgono anche gli abbracci pelosi — anzi, secondo me valgono doppio!
  • Un bel restyling: doccia calda, shampoo e maschera, messa in piega, poi manicure e pedicure. Prendermi cura di me e concedermi qualche coccola beauty funziona sempre.

*Informazione a corollario: la luce del sole permette al corpo di sintentizzare la Vitamina D, fondamentale per la salute e il buon umore. In inverno i livelli di Vitamina D calano, perché non prendiamo abbastanza sole. Ho scoperto questa app fortissima: inserisci i tuoi dati — età, peso, altezza, genere, fototipo — e lei registra tutte le tue esposizioni al sole calcolando, in base alla tua posizione, quanta Vitamina D hai prodotto 🙂

Quali sono le tue strategie contro il cattivo umore? Ti va di condividerle con me?

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Blog, Lifestyle

Una notte di primavera…

Febbraio 14, 2017

Il quarto anno di liceo è stato un tour de force di feste.

In classe eravamo 28 ragazze (più un solo maschietto che non si filava nessuno) e tutte compivamo i fatidici 18 quell’anno.

Ricordo:

  • Settimane con due feste
  • Feste con due festeggiate
  • Sforzi epici per avere ogni volta un vestito diverso — ancora non esistevano gli swap party, ma noi ci scambiavamo i vestiti lo stesso
  • Sforzi ancora più epici per convincere i genitori a venirci a prendere tardissimo o, meglio ancora, a lasciarci tornare a casa in modo autonomo — il che in genere implicava un ragazzo E un motorino, combinazione letale agli occhi di qualunque adulto!
  • Questa canzone di Bryan Adams (si, ballavamo i lenti!)

Ad una di queste feste ero riuscita a spuntarla coi miei sul punto 4 (ragazzo + motorino): loro mi avrebbero accompagnata e poi sarei tornata per conto mio — In motorino! Di notte! Su una stradina di campagna piena di buche e del tutto priva d’illuminazione! Ok, mia madre doveva essere pazza a farmelo fare.

Indossavo un tubino di pizzo blu elettrico, che mi lasciava le spalle completamente scoperte, fatte salve due sottilissime spalline di raso. Faceva un freddo bestiale, ma non avrei coperto il vestito con una giacca o — peggio — un “maglioncino”, nemmeno se mi avessero torturata.

E lui mi piaceva tanto.

Tra un ballo e l’altro esco dalla sala per prendere un po’ d’aria (tradotto: vediamo se mi segue. Si!! Mi segue!!) e restiamo finalmente soli.

Mi sfiora con un dito la spalla: “Hai freddo?”.

Annuisco.

Mi sfiora di nuovo nello stesso punto, una carezza vera, fatta con tutte le dita: “Che bella pelle che hai…”

E BASTA!!! Mi riaccompagna dentro, mi offre la sua giacca, si comporta da perfetto gentiluomo tutta la sera e mi riporta a casa sana e salva. Niente, nemmeno un bacetto. Ma quel “Che bella pelle che hai…” mi è rimasto dentro e da allora — ne sono passati altri 18 di anni — curo la pelle del corpo con la stessa attenzione che uso per quella del viso: uso il guanto esfoliante sotto la doccia ogni giorno e applico la crema corpo dalla punta dei piedi fino alle spalle, che devono restare lisce per sempre.

Tanti anni dopo ho scoperto l’INCI, i cosmetici ecobio, gli ingredienti da evitare, i tensioattivi troppo aggressivi… Ma alla base di tutto — delle ginocchia sempre idratate, dei gomiti lisci, delle braccia morbide come seta — c’è sempre quel complimento innocente, fatto a una ragazza in una notte di primavera.

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Business Backstage, Cruelty Free, Green Beauty, Lifestyle, Stiamobio, Vegan

Current mood

Luglio 23, 2016

Io francamente non so che senso abbia. Sono giorni che mi dico: “dovrei essere più presente sui social, dovrei scattare qualche foto, dovrei promuovere i prodotti Double”.
Eppure.
E mi nascondo anche dietro a scuse banali: sono stanca, ho sonno, voglio andare in vacanza, FB ha cambiato l’algoritmo… Tutte cazzate, e scusa la volgarità.

La verità VERA è che davanti a quello che succede nel mondo, davanti al finto golpe in Turchia, davanti a Nizza, davanti a Monaco, davanti ai disperati che muoiono nel Mediterraneo mi sembra che parlarti di petrolati e siliconi nei cosmetici sia così futile e sciocco e egoista.

Davanti al mondo che va alla deriva, davanti all’orrore, alle tragedie e alle vite spezzate che importanza può avere la paraffina nella crema viso?

Davanti alla foto di un povero cane torturato e impiccato da quattro imbecilli, chi se ne frega del silicone che sporca la pelle del viso.

Mi sembra che il mondo non abbia speranze e mi vergogno a parlarti di cosmesi green perché davvero, DAVVERO ci sono problemi ben più importanti da risolvere.

Ho raccontato questa mia sensazione a poche persone fidate e tutte mi hanno detto che si, è vero, la cosmesi ecobio non salverà il mondo dalla distruzione, ma fa comunque parte di un discorso più ampio: rispetto per la natura che ci circonda, amore per la vita, voglia di fare qualcosa — anche nel mio piccolo, piccolissimo — contribuire.

Forse è per questo che amo tanto l’hashtag #StiamoBio. Non si tratta solo di ingredienti naturali nei cosmetici o di farsi un estratto di frutta e verdura. #StiamoBio per me vuol dire fare attenzione ad ogni gesto della quotidianità, perché davvero nel nostro piccolo POSSIAMO fare qualcosa. Ogni volta che entriamo in un negozio per comprare qualcosa stiamo esercitando il nostro potere, ogni volta che smaltiamo correttamente i rifiuti stiamo contribuendo a pulire il pianeta, ogni volta che scegliamo un piatto vegano stiamo aiutando una mucca — o un maiale, una gallina, quello che vuoi — a vivere meglio. Ogni volta che non giriamo la testa davanti a una cosa brutta, sporca, ingiusta stiamo dando un po’ di speranza a questo triste mondo.

Perciò sì, #StiamoBio davvero e con tutto il cuore, non solo nei barattoli di crema ❤️

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Blog, Lifestyle, Wellness

Bella così (reloaded)

Marzo 25, 2016

(Questo post è datato: l’ho scritto tre anni fa quando avevo un blog dove sfogavo le mie frustrazioni equestri e cercavo di analizzare le paure che mi venivano in sella. E’ durato poco, e adesso è “nascosto”: me lo rileggo di tanto in tanto perché mi fa tenerezza quell’amazzone inesperta che ero. Oggi lo posto qui perché più che di cavallo racconto del rapporto con il mio corpo e di come sono riuscita a fare pace con la mia immagine, grazie a un bestione di 600 chili!)

Ho 34 anni e solo da pochissimo ho iniziato a fare pace col mio corpo. Come (credo) tutte le donne, non mi sono mai piaciuta abbastanza. Mi sono sempre considerata troppo bassa, troppo in carne, assolutamente non fotogenica e via cantando. Adesso che sono adulta, piano piano, sto facendo pace con me stessa e buona parte di questo percorso lo devo a Cyrano.

Sicuramente l’equitazione scolpisce il corpo in un certo modo: mi ha affinato la vita, che ho sempre avuto sottile ma adesso è sottilissima, mi ha asciugato le gambe tanto che quest’estate metto solo i pantaloncini — donne, non spendete milioni in creme anticellulite e massaggi: compratevi un cavallo che fate prima! — e a forza di strigliare lui e spazzolare i suoi sottosella — perde tanto di quel pelo che ci potrei rifare i cuscini del divano — le mie bracciotte si stanno scolpendo.

Questi sono tutti vantaggi a livello fisico/muscolare, ma non c’è solo questo: non vedo più i polpacci “robusti”, sono “forti per dare motore al cavallo”, non mi sento brutta senza trucco perché mica gli posso dare i baci sul naso col rossetto e anche se sono a strisce — oggi ho notato di avere le braccia abbronzate da metà deltoide, dove finiscono le maniche della maglietta, al polso dove iniziano i guanti — non m’importa, perché amo montare in campo aperto.

Poi, certo, ho anche imparato ad applicare qualche strategia di comunicazione anche a me stessa: dire ad esempio che ho una forma a clessidra, con tanto seno e fianchi proporzionati, suona sicuramente meglio rispetto a “ho il culone”!

Oh, intendiamoci, non ero un caso disperato: negli anni mi sono riconosciuta qualche punto di forza, ma solo se mi veniva un apprezzamento dall’esterno. Ad esempio ho una bella pelle, sana e morbida, e faccio tanto per mantenerla tale, ma solo perché, quando avevo 16 anni, un ragazzo che mi piaceva ad una festa mi ha accarezzato una spalla e mi ha detto “che bella pelle!”. Si è fermato lì — in tutti i sensi, snort! — ma io c’ho costruito un mondo sopra.

Il fatto, semplice semplice, è questo: devo a Cyrano il fatto di avermi resa più consapevole del mio corpo e dei miei movimenti, di mettere in circolo le endorfine e di farmi sentire più forte, più sicura e di conseguenza anche più bella. Se faccio due conti e sommo quanto mi costerebbero l’abbonamento in palestra + l’analista + i massaggi…spendo meno col cavallo!

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Bellezza Diy, Blog, Lifestyle

Take care, my friend

Gennaio 11, 2016

Fuori c’è un vento che ti si porta via e io sono alle prese con un fastidioso raffreddore che non vuole trasformarsi in nulla di più serio — non può, ho degli anticorpi grossi come tacchini — e si limita a tapparmi il naso non appena mi metto orizzontale, il che vuol dire che da tre notti a questa parte in pratica dormo seduta.

Ho cercato di ignorarlo ma non ho ottenuto risultati, perciò oggi mi sono messa l’anima in pace e sono chiusa in casa, a prendermi cura di me. Complice il corriere che non arriva — doveva passare stamattina e adesso sono passate le quattro — mi godo la clausura forzata: mi sono appena bevuta una tazza bollente d’infuso di zenzero, limone e miele di castagno — non l’avrei mai detto, ma era buono! — e per pranzo mi sono fatta una bella zuppa calda di scarola e lenticchie, con un pizzico di curcuma.

Sai qual è la differenza tra una torta fatta in casa per la prima colazione e la stessa identica torta, preparata dalla stessa persona, ma destinata ad essere portata ad una merenda con le amiche? La differenza è lo zucchero a velo, la glassa, le roselline di zucchero. Mi spiego se no potresti pensare che il poco ossigeno che mi arriva al cervello mi faccia sragionare: mi sono accorta che spesso e volentieri metto molta più cura nelle cose che faccio per gli altri, rispetto a quelle che faccio per me. Se mi compro qualcosa non chiedo mai la confezione regalo, mentre se prendo un pensiero per un’amica faccio dei pacchetti degni di Pinterest. Se preparo una torta “per casa” non la decoro ed è difficile che io apra una bottiglia di vino solo perché ho voglia di bere un bicchiere di rosso a cena. Ho inventato la crema personalizzabile e poi non metto la mia fragranza preferita nella crema viso perché…. Già, perché? La prima risposta che mi viene è “per pigrizia” ma non sono sicura che sia solo questo.

Capita anche a te? Se DEVI fare una cosa la fai subito, rapida ed efficiente. Ma se DESIDERI una cosa? Se non è un obbligo ma un piacere, una coccola PER TE? Quanto tempo, quanta cura, quanta attenzione dedichi A TE? Le metti le roselline di zucchero sulla tua torta o dai retta a quella odiosa vocina nella tua testa che dice che “in fondo, non ne vale la pena”?

Ecco, buoni propositi per il 2016: metti la modalità rapida&efficiente ON, trova quella fastidiosa vocina e strozzala, perché non è vero che non ne vale la pena!

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Blog, Lifestyle, Tailoredtip

#TailoredTip — Il metodo Konmari, ovvero piegare le mutande ti renderà felice (si eh?)

Novembre 23, 2015

Domenica scorsa ho trovato in edicola questo libro, del quale già avevo sentito parlare in giro: “Il magico potere del riordino — il metodo giapponese che trasforma i vostri spazi e la vostra vita”, di Marie Kondo. L’autrice è una giovane giapponese che ha dedicato la vita all’arte del riordino, sviluppando un metodo che ha preso il nome di metodo Konmari. Se pensate che sia follia sappiate che:

  1. Sono d’accordo con voi, è follia!
  2. L’autrice ha più di 13mila follower su Twitter
  3. Ha venduto oltre 4 milioni di copie: una è la mia

Detto questo, oggi è lunedì ed è il giorno del #TailoredTip, non del papello-stile-tesi-di-laurea, perciò cerco di farvela molto molto breve, riassumendovi le cose che mi sono piaciute del metodo Konmari e quelle che invece non mi hanno convinta.

Cose “Yeah!”

  • Mai più cambio di stagione! L’autrice suggerisce di organizzare tutto quello che possediamo per categorie, semplificandole al massimo e tenendole tutte insieme. Parlando di vestiti quindi: tutte le magliette insieme, tutte le giacche, tutti i pantaloni… Questo vuol dire ovviamente tenere assieme capi estivi e invernali, quindi mai più cambio di stagione!
  • Ho riscoperto vestiti che non “vedevo” da anni e trovato nuovi abbinamenti. Dovendo tirare fuori tutto dall’armadio e dalla cassettiera per riordinare, ho rivisto capi dei quali mi ero scordata, perché magari erano finiti sul fondo del cassetto e mi sono venuti in mente nuovi modi di abbinarli a cose che ho.
  • Butta via le cose che non ti rendono felice: è inutile circondarsi di cose che non ci piacciono, che teniamo perché “forse un giorno potrebbe servirmi” o — peggio — “forse un giorno potrei rientrarci”. Se un vestito non ti fa sentire bellissima quando lo indossi, buttalo! Parlo di vestiti perché io ho iniziato da una settimana con quelli e ancora non ho finito, ma il concetto di applica a tutti gli oggetti che hai in casa.
  • Non dirlo a mamma! Marie Kondo conosce mia madre, perché scrive che teme “l’arrivo di quell’esperto di riciclo che risponde al nome di mamma”. In effetti ai genitori potrebbe venire un colpo: buttare via le cose può dare loro la sensazione di spreco, può far venire l’ansia perché “come farai senza X, Y e Z?!?” e potrebbe spingerli a recuperare cose che non gli servono dal mucchio, solo per “salvarle”.
  • Butta e compra in base al tuo ideale di vita. “Un determinato oggetto ti rende felice? Corrisponde al tuo ideale di vita?” Queste sono le domande che dovremmo farci prima di buttare una cosa che abbiamo o di acquistarne una nuova. Io ad esempio, guardando l’armadio della biancheria da casa, ho capito che mi piacciono solo le lenzuola bianche. Magari ricamate, oppure con una texture, ma assolutamente bianche e mi sono ripromessa, d’ora in poi, di comprarle solo così.

Cose “Bah”

  • L’aspetto life changing. Siamo tutti d’accordo che vivere in un ambiente pulito e ordinato sia meglio rispetto al caos, ma definire “magico” un metodo per mettere in ordine i cassetti, dire che ti cambierà la vita, che dopo aver messo a posto capirai cosa vuoi davvero nella vita, che scatenerai un cambiamento radicale che toccherà le tue emozioni…. mi sembra tutto un po’ eccessivo. Parliamo di piegare le mutande e metterle in ordine cromatico nel cassetto, non dei massimi sistemi.
  • Buttare libri e ricordi. Qui mi prende male. Malissimo. Libri e ricordi (lettere, fotografie, ecc.) non sono cose che si buttano, secondo me, a meno che non vogliate eliminare le prove!
  • L’animismo. Secondo la Kondo dovremmo ringraziare gli oggetti che svolgono per noi una funzione, perché sono dalla nostra parte e amano rendersi utili. Qualcosa del genere: “Caro maglione, grazie di avermi tenuta calda tutto il giorno. Adesso riposati”. Ecco, anche no.

Se vi ho fatto venire la curiosità di approfondire il metodo Konmari, ecco un paio di link a video che mostrano come piegare i capi più semplici: maglie e magliette e i pantaloni. Se invece volete acquistare il libro, lo trovate qui, anche in versione Kindle.

A questo punto potreste chiedermi cosa c’entri tutto questo con la bellezza e io potrei rispondervi con riflessioni zen sul bello del vuoto e del minimalismo…oppure dirvi di andare a dare un’occhiata all’armadietto del bagno e al cassetto del make up e dirvi di buttare almeno i prodotti scaduti! Tanto lo so che ne avete…. 🙂

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Blog, Business Backstage, Lifestyle

Tanti auguri a meeee

Ottobre 14, 2015

Oggi è il primo compleanno di Double B ed io vorrei dedicarle una festa con tanto di banda musicale e petali di fiori, ma mi ritrovo a scrivere questo post con una mano sola, mentre con l’altra preparo la valigia per Milano (si, poi vi racconto di Milano).
Un anno fa a quest’ora correvo come una pazza in banca per farmi fare un assegno circolare che nel pomeriggio avrei portato al notaio per la costituzione della srl ed ero terrorizzata. Dentro di me una vocina diceva “ma starai facendo la cosa giusta?!” e francamente non sapevo darle una risposta.
Ma, come dice la Spora Presidenta, “Se non ci provi, non lo scoprirai mai” perciò ho zittito la vocina con un “fatti i cavoli tuoi” e sono andata avanti, svuotando il mio conto corrente per dare a Double B il capitale sociale e firmando le mille pagine dell’Atto Costitutivo.

I primi mesi di Double B sono serviti per andare a regime: comprare il dominio .bio, mettere in piedi il sito e l’e-commerce, rifornire il magazzino, definire i Pantone del logo e stampare le etichette…ho fatto tutto io e ne vado fierissima a giorni alterni, perché mi capita spesso di pensare che ancora non sia tutto perfetto, che ci sarebbero molte cose da migliorare. Che ci fanno le icone dei social network in fondo alla home, per esempio?!? Non starebbero meglio in alto?! Ma vabbé, mi consolo dicendomi “meglio fatto che perfetto” e appunto sul quadernino delle cose da fare anche questa.

Oggi però voglio fare il punto sulle cose fatte, perché un minimo di festeggiamento me lo merito e quindi ecco, in ordine sparso, tutte le cose fatte da Double B nel suo primo anno di vita:

  • Trovati due retailer coi controfiocchi: COIN Excelsior e EATALY Ostiense. Lo so, per ora solo a Roma ma datemi tempo che arriverò ovunque!
  • Collezionato una bella rassegna stampa, su testate fighissime come Vanity, Gioia, Cosmpolitan e Grazia. Mi hanno anche intervistata a Radio Deejay e il mio sito ha crashato per i troppi contatti 🙂
  • Vinto il contest Who’s on Beauty Next? di The Beautyaholic’s Shop
  • Un plugin per l’Insplagenda, che ha suscitato una discussione via Facebook a lettere maiuscole con l’Estetista Cinica, poi ci siamo conosciute di persona, ci siamo piaciute e domani andiamo a pranzo assieme!
  • Fatto da sponsor allo Stiletto Tour e mi sono divertita da matti facendo spignattare tutte le ragazze presenti. Poi mi è venuta un’ansia pazzesca per lo speech ispirazionale e, non so bene come, sono anche finita a fare il mio tacchesimo sul tappeto rosso
  • Scritto il manifesto di Double B
  • Studiato: ho fatto la C+B Academy e un corso di Hilary Rushford su come usare Instagram, straconsigliati entrambi!
  • Creata una newsletter mooolto personale, a volte troppo. A proposito, siete iscritte?! Dai che vi faccio due regali 😉
  • Imparato che le cose succedono quando devono succedere: a febbraio avevo mandato un pacchetto a Alice, meglio nota come A Gipsy in the kitchen. Il pacchetto è andato smarrito tra mille altre spedizioni e le arrivato solo poche settimane fa….ma questa è un’altra storia che vi racconterò a breve!

Detto questo, scappo a prendere il treno. Happy BDay Double B! ❤

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Cruelty Free, Green Beauty, Lifestyle, Peta

Cosmetici cruelty free: perché esistono ancora i test sugli animali

Settembre 3, 2015

I primi di agosto la PETA ha pubblicato su FB questa immagine. Sono tutti brand cosmetici famosissimi che — ancora oggi — testano i loro prodotti sugli animali. I test cosmetici sugli animali in Europa sono vietati, ma in molte altre parti del mondo, USA compresi, sono consentiti.

Ora, è chiaro che il tema è spinoso se si parla di test di farmaci e cure mediche: una volta ho letto un post FB della Snob​ che diceva (cito a memoria) “Sono contraria ai test sugli animali? Si. Sacrificherei la vita di mille topi per salvare quella di mio padre? Si”.
Molto meno spinoso — a mio parere — il discorso sui test dei cosmetici: avere o meno le rughe NON è questione di sopravvivenza, idem per quanto riguarda la cellulite, i capelli crespi e tutta una serie di altre caratteristiche estetiche che no, non ci piacciono e si, vorremmo eliminare, ma nessuno muore per questo.

Per carità: è giustissimo voler mettere in commercio un prodotto sicuro, che non dia allergie, non scateni irritazioni, eccetera, ma esistono — e lo so perché LI FACCIO — test validissimi fatti su volontari umani, sotto controllo dermatologico.
La Crema Viso Idratante e Nutriente Double B ad esempio, così come la Crema Viso Uomo Double B, sono dermatologicamente testate e adatte alle pelli sensibili. E lo posso scrivere con certezza sull’etichetta e online non perché siano state testate sui conigli albini ma perché hanno superato il patch test su persone che si sono volontariamente sottoposte al test di tollerabilità cutanea presso un dipartimento dell’Università di Padova.

E’ un test costoso? Certamente!
Se fossi un’azienda americana mi costerebbe di meno fare i test sugli animali? Certo che si!
Li farei? Col cavolo!

L’idea che il mio rossetto del rosso perfetto sia stato testato prima su cavie e conigli mi da fastidio ed ho scelto consapevolmente da anni di non acquistare più cosmetici di brand che non hanno il famoso “coniglietto”, ovvero il simbolo della ECEAE, l’European Coalition to End Animal Experiments.
Anche per Double B ho scelto di abbracciare la filosofia cruelty free al 100% e per questo ho volutamente escluso tutti gli ingredienti di origine animale dalle mie formule, inclusi il miele e la cera d’api, cosa che rende i miei prodotti vegan.

Non saranno i cosmetici cruelty free di Double B a cambiare il mondo e a dare una svolta alla lotta per i diritti degli animali, ma nel mio piccolo spero di riuscire a trasmettere — anche ad una sola persona — una nuova consapevolezza. Jonathan Safran Foer scrive, nel suo libro Se niente importaSe io abuso del logo di una grande azienda, potrei persino finire in galera; se una grande azienda abusa di miliardi di polli la legge non protegge i polli, ma il diritto dell’azienda di fare quello che vuole”.
Ecco, io non voglio essere quell’azienda.

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Business Backstage, Lifestyle, Nutri La Tua Pelle, Tailoredtip, Wellness

#TailoredTip — L’intestino felice di Giulia Enders

Agosto 31, 2015

Per la serie “idee che mi sono venute durante l’estate”, ecco la prima. Ho buttato giù un calendario editoriale — si lo so, ti sento: “Ancora non l’avevi fatto?!?”. No bimba, sono pigra, non l’avevo fatto — e vorrei postare ogni lunedì un #TailoredTip

Cos’è un #TailoredTip? Tante cose! Può essere una dritta, una recensione, una ricetta beauty DIY facile e veloce, un prodotto cosmetico non di Double B ma ugualmente buono… Che ne dici? Ti piace come idea?

Dando per scontato che ti piaccia, ecco il primo #TailoredTip! Quest’estate ho letto con molto interesse un libro uscito lo scorso anno in Germania e pubblicato in Italia da Sonzogno. Il titolo è “L’intestino felice” e promette di rivelare “i segreti dell’organo meno conosciuto del nostro corpo”. L’autrice è Giulia Enders, neodottoranda in biologia medica all’Istituto di microbiologia dell’Università Goethe di Francoforte.

Adesso ti spiego perché mi è piaciuto e perché te lo consiglio:

  1. L’autrice! La Enders fa una cosa bellissima: prende importanti nozioni scientifiche e le spiega con un linguaggio semplice, leggero ed accessibile, ma non per questo meno accurato. Inoltre il libro è nato quasi per caso: nel 2012 ha vinto lo Science Slam di Friburgo con una conferenza sull’intestino, facendosi notare da un agente letterario che l’ha convinta a scrivere.
  2. I disegni fatti dalla sorella Jill sono divertentissimi: guarda il mostrino in copertina e dimmi se non è adorabile!
  3. I contenuti: l’intestino ha un cervello! L’intestino è il nostro organo sensoriale più esteso, anche più grande della pelle! Da lui dipendono i due terzi del nostro sistema immunitario e dai suoi abitanti — i batteri, che sono tanti e diversissimi — derivano le nostre capacità di digerire (o no) gli alimenti

In breve: si legge benissimo, contiene un sacco di informazioni interessanti, è scritto da una ragazza che mi fa simpatia anche solo a guardarla in foto. Che dici, ti ho convinto?!

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