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Ingredienti

Inci, Ingredienti, Skincare

Occhio ai falsi amici: gli ingredienti che SEMBRANO green ma non lo sono!

Luglio 15, 2019

Hai presente quando a scuola studiavi una lingua straniera e incontravi un false friend? Una di quella parole che SEMBRANO una cosa, ma sono tutt’altro? Ad esempio “library” in inglese ti farebbe pensare subito a “libreria”, ma no! Vuol dire “biblioteca”.

Ecco, oggi parliamo dei false friends nell’INCI: quegli ingredienti che SEMBRANO green ma non lo sono e che:

  1. Non vanno bene per la tua pelle, perché sono privi di proprietà cosmetiche;
  2. Non vanno bene per il Pianeta, perché sono inquinanti a livello di processo produttivo e/o di smaltimento.

“E allora perché li usano?” – dirai tu.

Perché costano poco e – spesso – hanno un “bollino verde”, assegnato in maniera del tutto arbitraria da uno o più Enti certificatori – i quali, è bene ricordarlo, sono TUTTI privati e si fanno la loro normativa, quindi un ingrediente può andare bene per l’Ente X e essere bocciato dall’Ente Y.

Vediamo insieme i false friend dell’INCI più diffusi:

  • Olus Oil: letteralmente “olio olio”, è un mix di oli di origine vegetale, composto prevalentemente da olio di Palma (Elaeis Guineensis Oil). Qui il problema è duplice: da un lato l’olio di palma NON HA proprietà cosmetiche particolari, è un olio “povero”, che unge e basta, privo di belle sostanze per la pelle. Dall’altro lato, sappiamo che l’impatto produttivo dell’olio di palma è devastante, perché comporta una deforestazione incontrollata e massiccia, con conseguente distruzione di habitat per moltissime specie, che sono a rischio estinzione: oranghi, elefanti, tigri e rinoceronti, tutti presenti nelle aree dove si coltiva la palma. La cosa folle è che sul Biodizionario questo ingrediente ha il bollino verde! 🤦🏻‍♀️
  • Undecane & Tridecane: li metto insieme perché sono davvero molto simili. Dal punto di vista chimico, sono due idrocarburi saturi lineari. Hanno un’origine vegetale (cocco e palma) e, per questo motivo, l’AIAB e QCERT li hanno inseriti nella lista degli ingredienti eco-certificabili. Il problema è questo: da cocco e palma si ricavano acidi grassi, non idrocarburi. Per ottenere gli idrocarburi i due grassi vanno sottoposti a reazione chimica. Ma prescindendo da questo, ho trovato la scheda tecnica del Tridecane (la trovi qui): se leggi la sezione 11: informazioni tossicologiche, vedrai che la sostanza è stata testata su ratti, conigli e porcellini d’India. Mi chiedo in base a cosa un prodotto cosmetico che contiene Undecane e Tridecane possa essere considerato green o vegan 🤬

Il problema è che sono davvero tanto usati

Anche in prodotti certificati “bio”, con bollini verdi prestigiosi – e costosissimi! Le grandi aziende cosmetiche che si stanno buttando nel mercato green li usano a mani piene: ti basterà leggere gli INCI dei prodotti “bio” usciti più di recente sul mercato per accorgertene da sola. Invece di investire in materie prime cosmetiche DI QUALITÀ, preferiscono intortare il consumatore con un packaging pieno di foglioline verdi.

“Eh, ma quanto è complicato!”

Lo so, in pratica è INCI 2.0 ma tranquilla, io sono qui per questo 😊. Se ancora non l’hai fatto, iscriviti alla mia newsletter: ti regalo l’ebook che ho scritto proprio per aiutarti a leggere l’INCI da sola e identificare gli ingredienti buoni per la tua pelle e per il Pianeta.

 


 

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Beauty Tips, Bellezza Diy, Capelli, Diy, Ingredienti

Pimp your hair: quali ingredienti aggiungere allo shampoo per un effetto WOW!

Luglio 10, 2019

Forse già sai che sono una ferma sostenitrice del principio “lo shampoo deve solo lavare” e che non credo nei prodotti che lisciano-arricciano-colorano-riparano i capelli. I capelli vanno solo lavati, liberati dallo smog, dal sebo in eccesso e da tutto quello che li sporca, in maniera che siano pronti ad assorbire i nutrienti contenuti nel balsamo/maschera.

Lo shampo deve solo lavare. Lascia stare i prodotti che fanno altro.

E’ anche vero però che con lo shampoo non laviamo solo i capelli, ma anche la cute e questa potrebbe avere bisogno di qualche cura in più. Per questo motivo ho pensato a quali ingredienti puoi aggiungere al tuo shampoo bio – perché se non usi uno shampoo green è inutile che sto qui a parlare 😉 – per un trattamento beauty alla cute!

Ingredienti per il tuo shampoo ideale

Scegli un ingrediente in base alle tue esigenze e fai una prova:

  • Acqua di rose – hai la cute secca e irritata? Un cucchiaio di acqua di rose nello shampoo la aiuterà, perché è molto lenitiva.
  • Limone – il succo è acido e aiuta i capelli a liberarsi di tutte quelle sostanze che gli sono rimaste “appiccicate” addosso. Fai solo attenzione se fai la tinta perché potrebbe far virare il colore: in quel caso meglio usare questo metodo per un detox ai capelli. Il succo di mezzo limone basterà.
  • Miele – nutriente, idratante e antibatterico, regola la naturale produzione di sebo e lascia i capelli luminosi. Un cucchiaino.
  • Aloe Vera – ti aiuta a liberarti della forfora, lenisce la cute che prude e protegge i capelli. Un cucchiaio di gel.
  • Olio essenziale di rosmarino – favorisce la crescita dei capelli perché stimola la micro circolazione. Qualche goccia nello shampoo e poi un bel massaggio coi polpastrelli!
  • Amla – è il segreto di bellezza delle donne indiane, l’alma è un frutto che contiene un sacco di Vitamina C. La polvere essiccata nutre a fondo e purifica, aiutando a prevenire la forfora.

 

Fammi sapere se lo provi e se ti piace, io sono sempre qui!


 

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Bellezza Diy, Diy, Ingredienti

Olio per cuticole DIY

Novembre 6, 2017

La ricetta di oggi è molto semplice, ma prima vorrei raccontarti una breve storia triste che potremmo riassumere in: “Ogni volta che Double trova un prodotto con un buon INCI in profumeria, quello misteriosamente esce di produzione”.

Tanti anni fa avevo trovato un meraviglioso olio per cuticole da Sephora, fatto davvero bene: jojoba, karité, olio di albicocca, aloe…era davvero bellissimo. Ovviamente non l’hanno più fatto!

Double però non si perde d’animo per una simile sciocchezza e — avevi dubbi?! — se lo fa da sola! Se vuoi prepararlo anche tu, ecco tutti gli ingredienti.

Ti servono:
– olio di jojoba
– olio di mandorle dolci
– olio di albicocca
– gel d’aloe
– tocoferolo (è la vitamina E pura)

Come si fa:
1) Le dosi non contano, perché dipendono dal contenitore che scegli. Puoi usare una boccetta di smalto vuota e pulita stra-bene, se ti piace l’idea di usare il pennellino, oppure il flacone vuoto del mio siero viso, che ha il contagocce. Se vuoi essere davvero PRO, puoi cercare una di quelle penne con pennellino, tipo questa.
2) Una volta che avrai scelto il contenitore, riempilo per 1/4 di olio di jojoba, 1/4 di mandorle dolci e 1/4 di olio di albicocca. Lo spazio restante lo riempi a metà con aloe e tocoferolo.
3) Agita bene prima di utilizzarlo quando fai la manicure e lascialo agire qualche minuto sulle cuticole prima di spingerle via con il bastoncino di legno;

Funziona benissimo contro le cuticole e le pellicine secche!
Ti sarà molto utile soprattutto se fai spesso la manicure semipermanente o il gel, perché i solventi che si usano per il cambio di smalto sono super aggressivi e disidratando completamente la pelle attorno alle unghie.

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Diy, Ingredienti, Natural Beauty

Spray multiuso agli agrumi

Ottobre 31, 2017

Qualche mese fa ho pubblicato la ricetta del detersivo per lavastoviglie al limone e ti era piaciuto un sacco! Oggi ti propongo di realizzare insieme uno spray multiuso agli agrumi, che ho trovato sul blog della fantastica @marzialli, la deliziosa biondina che ha sfamato — ehm, “messo all’ingrasso” sarebbe più corretto — me e le mie compagne di corso al retreat sul planning di Gioia Gottini.

Lo so, non è una ricetta beauty, ma come nel caso del detersivo per la lavastoviglie, anche questo spray è un modo per prenderci cura della nostra salute, perché non contiene sostanze chimiche pericolose!

Ti servono:
– le bucce di 4 o 5 agrumi — limoni, arance, pompelmi…quello che vuoi!
– 500ml di acqua
– 50g di alcool
– 50g di aceto bianco

Come si fa:
1) Mescola tutti i liquidi in una ciotola;
2) Lascia in ammollo le bucce per 24 ore;
3) Filtra il liquido e versalo in un flacone con lo spruzzino — puoi riciclare quello di un detersivo che hai terminato;
4) Aggiungi una goccia di detersivo per i piatti bio e “shakera tutto ballando il twist” — cito testualmente dalle istruzioni di Marzia!

Fatto!
Lo spray multiuso va bene per tutte le superfici lavabili: sanitari, ripiani della cucina, l’interno del frigorifero…

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Bellezza Diy, Capelli, Diy, Ingredienti

Maschera nutriente per capelli alla banana

Settembre 25, 2017

Il post di oggi è dedicato a una maschera a base di banana, perfetta per capelli spenti o molto danneggiati — piastra tutti i giorni?! Presente! — che te li lascerà nutriti e morbidi!

Come sempre, pochi ingredienti e facile esecuzione. Ti servono:

  • Una banana
  • 2 cucchiai di yogurt bianco denso
  • 2 cucchiai di olio di ricino (se non ce l’hai puoi sostituirlo con l’olio d’oliva)
  • 1 cucchiaio di miele

Taglia la banana a pezzetti, schiacciali con una forchetta e poi aggiungi gli altri ingredienti. Se preferisci, puoi usare un frullatore a immersione ma fai attenzione a mantenere una consistenza densa, altrimenti la maschera colerà dappertutto.

Applica questo impasto sui capelli asciutti, partendo dalle radici. Copri la testa con della pellicola o una cuffia per doccia usa e getta — quelle che danno sempre negli hotel! — e tieni in posa per 30–40 minuti, poi sciacqua e procedi allo shampoo come d’abitudine.

Per avere un effetto “wow” ti consiglio di farla una volta a settimana: i nutrienti della banana aiuteranno i capelli danneggiati e tengono a bada l’eventuale forfora, mentre lo yogurt regala una luminosità pazzesca!

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Beauty Routine, First Time, Green Beauty, Inci, Ingredienti, Natural Beauty, Pelle

Cosa c’è nella tua crema?

Febbraio 7, 2017

Che nei cosmetici tradizionali ci siano degli ingredienti che fanno male alla pelle lo sappiamo un po’ tutte: siliconi, parabeni, petrolati… Ma sappiamo riconoscerli?

Quando andiamo in profumeria e annusiamo con voluttà l’ultimissima crema viso che promette miracoli ed ha un profumo meraviglioso, siamo in grado di leggere l’INCI?

Un attimo, facciamo un passo indietro: cos’è l’INCI?!?

INCI = International Nomenclature of Cosmetic Ingredients. E’ una denominazione internazionale utilizzata per indicare in etichetta i diversi ingredienti del prodotto cosmetico, usata in praticamente tutti i paesi nel mondo.
E’ obbligatorio! Ogni cosmetico immesso sul mercato deve riportare sulla confezione l’elenco degli ingredienti contenuti usando la denominazione INCI, scritti in ordine di concentrazione decrescente.
– Al primo posto si indica l’ingrediente contenuto in percentuale più alta, a seguire gli altri, fino a quello contenuto in percentuale più bassa. Al di sotto dell’1% gli ingredienti possono essere indicati in ordine sparso.
– La nomenclatura INCI contiene alcuni termini in latino (sono quelli che ci piacciono perché indicano ingredienti botanici. Ad esempio il Prunus Amygdalus Dulcis Oil è l’olio di mandorle dolci) e altri in inglese (chimici o di derivazione chimica, ma possono essere anche ingredienti naturali che sono stati lavorati). Nel caso dei coloranti si utilizzano le numerazioni secondo il Colour Index (es. CI 45430).

Perché è importante saper leggere l’INCI?

Perché la nostra pelle è una barriera permeabile: alcune sostanze usate nei cosmetici sono abbastanza piccole da attraversarla. Pertanto è bene sapere cosa ci spalmiamo addosso, in modo da poter scegliere consapevolmente. Quindi eccoti l’elenco dei “cattivissimi”, così la prossima che starai per comprare una crema potrai controllare gli ingredienti!

Petrolati & Siliconi

Li metto insieme, perché l’effetto che hanno sulla pelle è lo stesso: sporcano! La loro composizione molecolare è troppo grande per penetrare, perciò restano in superficie a occludere i pori e causare brufoli e altre impurità. Non si muore per un foruncolo, ma la salute della pelle ne risente: sempre soffocata da uno strato impenetrabile e impermeabile. Il silicone si usa per sigillare la doccia, la paraffina deriva dal petrolio: tu li vorresti sulla faccia? Io no!
– Mineral Oil
– Petrolatum
– Paraffinum Liquidum o Paraffina
– Microcrystalline Wax
– Vaselin
– Dimethicone
– Cyclomethicone
– Cyclopentasiloxane e Cyclohexasiloxane
– Dimethiconol
– Disiloxane e Trisiloxane
– Simethicone
Non è un elenco completo, ma questi sono i più diffusi.

I siliconi sono polimeri inorganici sintetici, sono chimicamente inerti, idrorepellenti, antistatici e resistono alle alte temperature. In cosmesi si usano perché migliorano la spalmabilità dei prodotti e perché fanno quello che chiamo “l’effetto WOW”: filmano la pelle nascondendo imperfezioni, segni d’espressione, rughe e tu dici: “Mamma mia che bella pelle che ho!” e invece no, è solo silicone. A questo aggiungi il fatto che costano poco e capirai perché le aziende cosmetiche hanno TUTTO l’interesse a continuare ad utilizzarli, invece di sostituirli con altri ingredienti di origine naturale che costano di più.

In rete c’è un acceso dibattito tra chi li demonizza e chi li difendea spada tratta. I paladini del silicone affermano che sono ingredienti sicuri, non tossici per l’uomo, testati da talmente tanti
anni da poter essere definiti innocui. Talmente “innocui” che l’Unione Europea ha bandito due dei siliconi volatili più diffusi – il Cyclopentasiloxane e il Cyclotetrasiloxane – dai prodotti cosmetici a risciacquo, perché tossici per l’ambiente acquatico.
Questo significa che, da febbraio 2020, questi due ingredienti non potranno più essere utilizzati in shampoo, docciaschiuma, saponi liquidi, eccetera – o meglio, potranno essere utilizzati solo in concentrazioni inferiori allo 0,1%: una maniera molto diplomatica di “vietarli senza vietarli”. Pensa a quanti interessi devono bilanciarsi all’interno della UE e capirai come simili mosse diplomatiche siano necessarie.
Siliconi e petroli inoltre sono biopersistenti, cioè l’esatto contrario di biodegradabili: restano nell’ambiente e lo inquinano per un tempo lunghissimo e non abbiamo ancora idea di quale impatto abbiano sulla salute dei mari, dove – volenti o nolenti – finisce il grosso delle nostre acque reflue. Immagina: ti sei messa sul viso una crema a base di siliconi e la sera, dopo una lunga giornata di lavoro, ti lavi la faccia. I siliconi si staccano dalla tua pelle e finiscono nello scarico del tuo lavandino, entrando così nel sistema di depurazione delle acqua reflue della tua città. Questo sistema però non è progettato per trattenere le molecole di silicone, che fanno tutto il giro di depurazione e finiscono in mare. Per quanto tempo? Non lo sappiamo. Che impatto hanno?
Non lo sappiamo.

Conservanti: Parabeni & Co.

I conservanti nei cosmetici sono necessari, perché preservano la formula dalle contaminazioni batteriche. Negli ultimi decenni i conservanti più diffusi – ancora una volta, quelli considerati più “sicuri” – sono i parabeni. Esiste però un acceso dibattito sul tema “Parabeni e tumore”: alcuni sostengono che i parabeni, una volta assorbiti dall’organismo potrebbero stimolare la crescita di alcuni tipi di cellule tumorali, come quelle del cancro al seno, però studi scientifici definitivi che chiudano la questione non ce ne sono.
In compenso sappiamo con certezza che i parabeni sono interferenti endocrini, ovvero sostanze capaci di mimare l’azione degli ormoni e quindi di “ingannare” il nostro corpo. A me ovviamente come ingredienti non piacciono, sopratutto se presenti all’interno di formule pensate per essere applicate in aree dove la pelle è molto sottile – penso ai deodoranti che spruzziamo sulle ascelle – o peggio ancora sulle mucose, che assorbono molto di più della pelle (te lo dico perché li ho visti nell’INCI di diversi gel intimi, da qui il mio motto “niente parabeni sulla patata!”).

Li riconosci perché in genere contengono il termine “paraben”:

– Methylparaben
– Ethylparaben
– Propylparaben
– Butylparaben

Sempre a proposito di conservanti, ci sono altre sostanze che vengono utilizzate in cosmesi e che sono da evitare come la peste perché rilasciano formaldeide! Ora, il paradosso è questo: la formaldeide è una delle sostanze più tossiche e pericolose, in grado di scatenare irritazioni e allergie da contatto, ma soprattutto associata allo sviluppo di diverse forme tumorali.
L’UE ha vietato da tempo l’utilizzo di formaldeide nei cosmetici, peccato che non abbia vietato l’uso di quelle sostanze che ne sono cessori, ovvero che deteriorandosi si trasformano in formaldeide!
Eccole qui:
– Imidazolidinyl Urea
– Diazolinidyl Urea
– Methylchloroisothiaziolinone
– Methylisothiazolinone
– Kathon
– Quaternium 15

Tensioattivi

Ti laveresti con il detersivo per i piatti? Ovviamente no! Peccato che spesso i prodotti detergenti cosmetici contengano gli stessi tensioattivi – ovvero gli agenti lavanti – dei detergenti per la casa.
Il problema è che sono troppo aggressivi per pelle e cuoio capelluto e nel lungo periodo peggiorano problemi come forfora, secchezza cutanea, dermatiti, ecc.
– MEA o Monoethanolamine
– TEA o Triehanolamine
– DEA o Diethanolamine
– Sodium Lauryl Sulfate
– Amonium Lauryl Sulfate
– TEA-Lauryl Sulfate
– Magnesium Laureth Sulfate
– MEA Laureth Sulfate
– Sodium Laureth Sulfate
– Amonium Laureth Sulfate
– Sodium Mireth Sulfate
– Sodium Pareth Sulfate
– Sodium Coceth Sulfate

Tra questi, quello che probabilmente incontrerai più spesso è lo SLES, il Sodium Laureth Sulfate. L’industria cosmetica lo utilizza a quintali perché costa poco, sgrassa tanto e fa un bella schiuma
bianca – così tu ti senti pulita e sei tutta contenta ma in realtà è come se ti fossi lavata con il sapone per i piatti. Cosa fa? In pratica scioglie le particelle di sporco e di grasso in eccesso, permettendone la rimozione con l’acqua. E qui sta il problema: davvero ogni volta che ti fai la doccia sei tutta sporca di unto?! A meno che tu non faccia il meccanico mi sembra abbastanza improbabile. La tua pelle ha bisogno di mantenere il sottile strato lipidico che la protegge: se ogni volta che ti lavi glielo porti via lei sarà costretta a produrne ancora, e ancora, e ancora…..
Non vorrei entrare nel discorso della formulazione perché è un po’ complicato, perciò te la faccio breve: l’aggressività dello SLES può essere ammortizzata se viene affiancato da altri ingredienti, primi tra tutti i tensioattivi anfoteri, ad esempio la betaina.
In pratica: se quando leggi l’INCI trovi il Sodium Laureth Sulfate tra i primissimi ingredienti, hai per le mani un prodotto molto aggressivo per la pelle. Se invece è preceduto da ingredienti come la Cocamidopropyl Betaine, allora il prodotto è stato pensato da chi ne capisce ed è un po’ meno forte.

Riassumendo

Impara a leggere l’INCI e controlla sempre la composizione dei cosmetici che ti metti addosso perché la pelle assorbe e se ci spalmi sopra schifezze, assorbirà schifezze.
Se sei alle prime armi, puoi farti aiutare dal Biodizionario (www.biodizionario.it): è un motore di ricerca degli ingredienti cosmetici: scrivi il nome dell’ingrediente come lo trovi nell’INCI e premi “cerca”, ti darà i risultati come un semaforo (verde = bene; giallo = accettabile; rosso = assolutamente NO). Ripeto, va bene per cominciare, perché usa parametri non proprio perfetti, ad esempio dando il bollino verde a ingredienti che sono sì naturali, ma che hanno un impatto ambientale enorme – ma ne parliamo meglio nel prossimo capitolo.

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Blog, First Time, Green Beauty, Ingredienti

Impatto ambientale

Febbraio 8, 2017

Ogni giorno usiamo dai 10 ai 20 prodotti cosmetici: dentifricio, sapone per il viso, sapone per le mani, crema idratante, make-up, deodorante, crema corpo, struccante…. Tutti prodotti che, a un certo punto della giornata, laveremo via dalla nostra pelle. Che impatto hanno sull’ambiente?
Del Cosmetic Footprint, ovvero dell’impatto ambientale dei cosmetici sappiamo ancora molto poco, in questo capitolo cercherò di mettere insieme tutte le informazioni che ho raccolto.

Partiamo dalle cose più evidenti: il packaging. I cosmetici hanno un packaging primario, cioè il flacone o il vaso che li contiene, e spesso hanno anche un packging secondario, ad esempio una scatola di cartone. È evidente che meno packaging c’è e meglio è dal punto di vista ambientale, perché è meno roba che finisce nella spazzatura. In alcuni casi – penso agli shampoo solidi – si può addirittura eliminare del tutto il packaging (anche se poi una bustina di carta per avvolgerlo te la danno sempre, però è sicuramente un grande passo avanti rispetto a quei cosmetici che hanno il falcone, la scatola e dentro la scatola un’intelaiatura che serve a tenere fermo il flacone.)
Quindi per quanto riguarda questo specifico problema, se vogliamo ridurre l’impatto ambientale dei cosmetici che usiamo, meglio scegliere prodotti che hanno il minor packaging possibile e fatto anche con materiali riciclabili: vetro, alluminio, carta e cartone, plastiche riciclabili come il PET, eccetera.

Passiamo a un altro aspetto: il trasporto. Spostare prodotti da una parte all’altra del globo inquina. Prodotto in Cina, etichettato in USA, venduto in Italia: il flacone che acquisto ha più miglia di me – gli daranno un biglietto gratis. Anche qui, la soluzione è abbastanza semplice: se vogliamo inquinare di meno sceglieremo prodotti realizzati “vicino casa”. Senza pretendere il KM zero: se vivo in Italia una crema idratante prodotta in Italia inquinerà di meno dal punto di vista dei trasporti.

Ho tenuto per ultimo l’aspetto più complesso da analizzare, ovvero cosa c’è DENTRO la mia crema? È composta da ingredienti biodegradabili oppure no? Questo fattore è importante perché quasi tutti i cosmetici che applichiamo addosso, su viso e corpo, ad un certo punto della giornata vengono lavati via con l’acqua e quindi finiscono nei sistemi di depurazione urbani delle nostre città, dove vengono canalizzate, filtrate e smaltite le acque reflue – quelle dello scarico del lavandino, per intenderci. Il problema però è che questi sistemi di depurazione non sono progettati per trattenere le microparticelle, che quindi passano indenni attraverso tutto il processo di depurazione poi finiscono in mare. Qualcosa già la sappiamo. Sappiamo che alcuni ingredienti non fanno bene all’ambiente e che stanno già facendo grossi danni.
Qualche esempio:
⁃ le microplastiche contenute in prodotti esfolianti (penso agli scrub o ai dentifrici “ruvidi”): finiscono nello scarico, poi in mare dove causano un sacco di danni. Siccome è una cosa comprovata gli Stati si stanno muovendo per metterle al bando e molte aziende cosmetiche hanno già smesso di usarle. Però rimangono in commercio prodotti che le contengono, quindi se voglio far attenzione all’ambiente cercherò di non comprarli.
⁃ Sappiamo che due siliconi volatili, il Cyclopentasiloxane e il Cyclotetrasyloxane sono tossici per l’ambiente acquatico e l’Unione Europea li ha messi al bando dai prodotti cosmetici a risciacquo, quindi da febbraio 2020 i prodotti come shampoo, docciaschiuma, sapone, ecc. non potranno contenerne più dello 0,1%. Poi nessuno ha pensato a vietarli anche nei prodotti solari. Immagina: sei in spiaggia, ti cospargi bene tutto il corpo di solare perché sei attenta alla salute della tua pelle e poi ti tuffi…nell’ambiente acquatico!
Quindi occhio anche all’INCI dei solari se vuoi dare una mano all’ambiente.
⁃ Ancora, sappiamo che alcuni filtri solari sono devastanti per le barriere coralline, perché uccidono i coralli – è un fenomeno che si chiama coral bleaching – e i Paesi che hanno la barriera corallina si stanno giustamente attrezzando per vietare la commercializzazione di creme solari con filtri chimici.
⁃ Infine, sappiamo che l’impatto produttivo dell’olio di palma è devastante, perché comporta una deforestazione incontrollata e massiccia, con conseguente distruzione di habitat per moltissime specie, che sono a rischio estinzione: oranghi, elefanti, tigri e rinoceronti, tutti presenti nelle aree dove si coltiva la palma. Anche qui: lo so, leggo l’INCI e non compro i cosmetici che lo contengono se voglio dare una mano all’ambiente.

Queste sono le cose che sappiamo, poi ci sono tutte quelle che non sappiamo, che sono la stragrande maggioranza. Dobbiamo pensare infatti che nei cosmetici ci sono una quantità enorme di sostanze, tra eccipienti e principi attivi. Tutte queste sostanze, se finiscono nell’ambiente in quantità rilevanti, possono determinare degli effetti nocivi perché l’ambiente non è progettato per recepirle.
Possiamo ovviamente usare il buonsenso e ragionare: che effetto avranno sull’ambiente gli ingredienti cosmetici derivati dal petrolio, un materiale fossile e non rinnovabile, come la paraffina? Che effetto avranno sull’ambiente i miei “amici” siliconi, che sono biopersistenti – cioè non biodegradabili, come la plastica?

A prescindere da quello che è ammesso o non ammesso per legge – perché la legislazione spesso arriva in ritardo: il Cyclopentasiloxane non diventa tossico per gli organismi acquatici da febbraio 2020, lo è sempre stato – e a prescindere dal fatto che questi ingredienti siano o meno sicuri per l’uomo – che per carità, di brufoli non si muore – forse dovremmo iniziare a ragionare nell’ottica del “giusto o sbagliato”, etico o immorale. Se un ingrediente è sicuro per l’uomo, ma ha un impatto ambientale dannoso, è giusto continuare a usarlo? E ancora di più: è giusto continuare a usarlo all’interno di prodotti che non servono a salvare vite umane, ma sono tutto sommato superflui, futili, ludici?

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Bellezza Diy, Diy, Green Beauty, Ingredienti, Nutri La Tua Pelle

Aloe Vera: la pianta delle meraviglie

Ottobre 18, 2016

L’Aloe Vera è una pianta meravigliosa, con mille proprietà benefiche per la bellezza della pelle. Nei prodotti cosmetici la trovi con il nome INCI di Aloe Barbadensis e può essere utilizzata come succo — è quello che trovi nel mio Siero Viso Antiage, al primo posto — come gel o come estratto. Si ottiene dalla spremitura a freddo delle foglie di Aloe ed è fortemente idratante, ha proprietà lenitive — calma le irritazioni e riduce gli arrossamenti — e contrasta gli effetti aggressivi degli agenti atmosferici sulla pelle.

In pratica, l’Aloe Vera è un toccasana per un sacco di cose e oggi ti racconto come puoi usarlo per una beauty routine 100% green. Occhio però, è possibile essere allergici all’Aloe: se non l’hai mai usato fai una prova sulla pelle del braccio, aspetta 24 ore e vedi se si arrossa. Tutto a posto? Bene, passiamo ai vari utilizzi 🙂

Parlerò di “gel d’Aloe”, la versione più semplice da acquistare nei negozi — a volte anche al supermercato. Se hai la pianta di Aloe Vera a casa dai un’occhiata a questo video per capire come estrarre il succo dalle foglie.

Come usare l’Aloe Vera:

  1. Impacco anti scottatura: se ti sei bruciata un po’ di gel di aloe dovrebbe aiutarti a lenire la pelle infiammata. Lascialo in posa qualche minuto, poi passa un dischetto di cotone imbevuto di acqua e applica una crema lenitiva. Funziona anche sulle punture di insetti.
  2. Crema idratante: mescolato con un po’ di olio di mandorle dolci, di riso o di burro di karité si trasforma in un idratante perfetto.
  3. Impacco antiforfora: massaggialo sulla cute prima dello shampoo, lascialo in posa una ventina di minuti e lava via. Ti aiuterà a contrastare la forfora e il prurito.
  4. Aggiungilo allo shampoo, lo rende più idratante. La dose è 1:1 ma ovviamente puoi adattarla ai tuoi gusti.
  5. Usalo come gel per capelli: metti tra le mani un po’ di gel di aloe e sfrega, poi passa le mani nei capelli umidi. Ti aiuterà a tenere sotto controllo i capelli che svolazzano.
  6. Gel per sopracciglia: idem come sopra, un po’ di gel di aloe applicato con uno spazzolino ti terrà le sopracciglia in ordine tutto il giorno.
  7. Mescolalo a una goccia di Tea Tree Oil e otterrai un ottimo trattamento spot on da applicare sui brufoletti, per seccarli e sfiammarli rapidamente.
  8. Bevilo! Il succo di Aloe vera è un ottimo integratore che stimola il tuo sistema immunitario, è antiossidante e disintossicante. Ovviamente in questo caso devi prendere un prodotto per uso alimentare.

Questi sono gli utilizzi principali, come sempre fammi sapere se ne provi qualcuno, come ti trovi e se ne hai altri da suggerirmi!

#StiamoBio

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Ingredienti

Il Sodium Laureth Sulfate: facciamo chiarezza

Febbraio 26, 2016

Oggi ti voglio parlare di un ingrediente diffusissimo: se vai in bagno a prendere una boccetta di shampoo o di bagnoschiuma sono sicura che lo trovi ai primi posti dell’INCI. Parlo del Sodium Laureth Sulfate, meglio noto come SLES, un tensioattivo — cioè una sostanza lavante — molto economico e molto usato dall’industria cosmetica.

E’ un tensioattivo aggressivo per la pelle: le grandi aziende lo usano perché costa poco, è sgrassante e fa una bella schiuma bianca, così tu ti senti pulita e sei tutta contenta ma in realtà è come se ti fossi lavata con il sapone per i piatti.

Cosa fa? In pratica scioglie le particelle di sporco e di grasso in eccesso, permettendone la rimozione con l’acqua. E qui sta il problema: davvero ogni volta che ti fai la doccia sei tutta sporca di unto?! A meno che tu non faccia il meccanico mi sembra abbastanza improbabile. La tua pelle ha bisogno di mantenere il sottile strato lipidico che la protegge: se ogni volta che ti lavi glielo porti via lei sarà costretta a produrne ancora, e ancora, e ancora…..

Non vorrei entrare nel discorso della formulazione perché è un po’ complicato, perciò te la faccio breve: l’aggressività dello SLES può essere ammortizzata se viene affiancato da altri ingredienti, primi tra tutti i tensioattivi anfoteri, ad esempio la betaina. In pratica: se quando leggi l’INCI trovi il Sodium Laureth Sulfate tra i primissimi ingredienti, hai per le mani un prodotto molto aggressivo per la pelle. Se invece è preceduto da ingredienti come la Cocamidopropyl Betaine, allora il prodotto è stato pensato da chi ne capisce ed è un po’ meno forte.

Ricapitolando, lo SLES (da non confondere con il Sodium Lauryl Sulfate, che ha un nome molto simile e viene abbreviato in SLS, ma ne parliamo un’altra volta):

Non è un ingrediente 100% green (deriva dall’acido laurico, ma viene modificato in laboratorio e ha una molecola chimica all’interno).
Non va bene per le pelli secche: che sia bilanciato o meno da tensioattivi meno forti, non va bene soprattutto per chi soffre di dermatite.
Non è adatto a lavaggi frequenti: chi ha la pelle normale o la cute grassa — è anche negli shampoo, ricordi? — dovrebbe evitare di usarlo troppo spesso.

E allora perché lo usano? Perché costa poco — direi niente rispetto ai tensioattivi green — e perché è una sostanza facile da usare in laboratorio: è stabile, si addensa facilmente, fa una bella schiuma, ecc. Per chi fa cosmetici è una manna, per chi li usa….molto meno! 😉

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Cocco, Green Beauty, Inci, Ingredienti, Tailoredtip

#TailoredTip — tutti (o quasi) gli usi cosmetici dell’olio di cocco

Ottobre 12, 2015

Se mi chiedessero di scegliere un solo ingrediente da portare su un’isola deserta, non avrei alcun dubbio: l’Olio di Cocco! Si estrae dalla polpa essiccata della noce di cocco ed è ricco di acidi grassi “buoni” — il caprinico, il caprilico, il caprico e il laurico, grazie ai quali è un potente idratante, emolliente e protettivo per la pelle. Inoltre contiene alcuni micronutrienti importanti, come la Vitamina K, la Vitamina E, la colina e il ferro.
Certo, dal punto di vista delle calorie l’olio di cocco non scherza, ma visto che qui ci interessa principalmente per le sue proprietà cosmetiche direi che possiamo chiudere un occhio!

Io ne tengo sempre una scorta a portata di mano: si trova facilmente, anche nei negozi di alimentari che vendono ingredienti etnici, o sui siti che vendono materie prime cosmetiche. Una dritta: sceglietene uno non idrogenato perché il processo di idrogenazione trasforma chimicamente le molecole di grassi e riduce sensibilmente le percentuali di micronutrienti. Come lo riconoscete? Facile: a 24 gradi centigradi l’olio di cocco non idrogenato si scioglie, quindi un buon olio di cocco dovrebbe essere liquido o semiliquido a temperatura ambiente — nel senso dentro casa, poi se vivete in Groenlandia è ovvio che sarà solido!

Adesso vediamo se riesco a ricordarmi tutti i modi in cui lo utilizzo:

  1. Come struccante, sopratutto per il make up degli occhi, e infatti è il primo ingrediente del mio Burro Struccante.
  2. Come impacco nutriente per il viso: ne stendo un sottile strato sulla pelle perfettamente pulita e lo tengo come maschera o come crema notte, soprattutto nei periodi più freddi
  3. Come balsamo labbra, in caso di gravi screpolature, e anche attorno alle narici quando sono raffreddata
  4. Come crema lenitiva per tutte le aree particolarmente ruvide, arrossate e spellate — talloni, gomiti, ginocchia…. Non ho figli perciò non posso dire se vada bene anche per gli arrossamenti da pannolino, ho amiche che giurano di si.
  5. Al posto della schiuma da barba
  6. Come contorno occhi antirughe
  7. Come impacco pre-shampoo — e vabbé, questa la sapevate di sicuro
  8. Come base per uno scrub: mescolo insieme parti uguali di zucchero e di olio di cocco e ho uno scrub morbido e meno scivoloso rispetto ad altri fatti con altri oli. Se volete uno scrub ancora più delicato usate la farina di cocco al posto dello zucchero, è meno ruvida ma ugualmente efficace
  9. Come protezione sui capelli al mare: molto meglio di tutti quegli spray in commercio pieni di siliconi, un po’ di olio di cocco sulle lunghezze e via
  10. In estate, è uno degli ingredienti del mio Salt Spray, serve proprio a contrastare l’effetto secco del sale
  11. Sempre per i capelli, come maschera di bellezza: poco olio di cocco massaggiato sulle punte asciutte, prima di andare a dormire
  12. Come olio da massaggio, aiuta anche a prevenire le smagliature
  13. Come siero anti crespo dopo la piega…ne serve pochissimo e va messo solo sulle lunghezze
  14. Come impacco per ammorbidire le cuticole prima della manicure
  15. Sciolto nella vasca, per un bagno rilassante ed emolliente
  16. Come olio per l’Oil Wash

Questi sono quelli che mi vengono in mente ora, di sicuro me n’è sfuggito qualcuno. Mi piacerebbe approfondire — e qui chiedo il vostro aiuto — l’uso alimentare dell’olio di cocco: online se ne leggono meraviglie, mi piacerebbe sapere se l’avete provato.

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