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Inci

Green Beauty, Inci, Stiamobio

Più bianco del bianco! — come pulire le sneakers

Giugno 26, 2017

Ok, lo so che non è esattamente un consiglio “beauty”, ma ho scoperto questo trucco fantastico e volevo condividerlo con te!

Premessa: da circa un anno ho un paio di sneakers bianche. Le adoro, le trovo super comode e ho diversi outfit pensati apposta per poterle indossare. Il guaio è che le metto anche per andare in scuderia, perciò ti lascio immaginare come si siano ridotte! Visto che comprarne un altro paio non sarebbe in linea con lo #StiamoBio al quale sono votata, ho deciso che DOVEVO trovare un sistema per farle tornare come nuove!

La tomaia non è stata un grosso problema: ho usato la “gomma magica”. E’ una sorta di spugnetta morbida che promette di cancellare qualsiasi macchia da qualunque superficie, senza rovinarla. La prendi in mano e pensi “si, vabbè, come no?!” e invece funziona benissimo, basta inumidirla e strofinarla sulla parte da pulire.

Il problema è la suola in gomma, dirai tu.
E invece no!
Ecco il “trucchetto” di Double.

Ti servono:
– dentifricio
– un vecchio spazzolino da denti

Il procedimento?
Super semplice!
Applica un po’ di dentifricio — io ne ho usato uno bianco — sulla suola, massaggialo bene sulla gomma aiutandoti con lo spazzolino, poi lascia in posa 5 minuti.
Ripassa lo spazzolino sulle parti più sporche — tendenzialmente direi il tallone e la punta, ma dipende da come appoggi il piede per camminare — poi rimuovi con una pezza inumidita.
Et voilà!

Sui lacci mi sono dovuta arrendere e ne ho ordinato un paio nuovo su Amazon: tu hai idea di come si faccia a farli tornare bianchi?!
Stavolta sono io che aspetto un tuo consiglio 😉

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Green Beauty, Inci, Stiamobio, Vegan

Girl with glasses — dritte beauty per le ragazze con gli occhiali

Giugno 5, 2017

Qualche settimana fa sono andata alla presentazione del libro della Snob — aka Marta Zura-Puntaroni, ha scritto il suo primo romanzo “Grande Era Onirica” e lo ha presentato qui a Roma. Marta ed io ci conosciamo via web da più di due anni, siamo amiche su Facebook e interagiamo spesso. Eppure, quando sono andata a salutarla, non mi ha riconosciuta subito perché portavo gli occhiali, che online non mi hai mai visto — nei video non li metto perché le lenti fanno riflesso!

Sono miope — parecchio miope — da quando avevo 14 anni ed ho imparato a usare le lenti a contatto solo molto tardi, perciò per un sacco di tempo ho portato gli occhiali e basta.
Non me ne sono mai fatta un grosso problema: mi piace come mi stanno e come incorniciano lo sguardo. Certo, ho dovuto imparare a scegliere la montatura giusta, a capire quale valorizzi il mio viso e sì, confesso di aver acquistato occhiali “sbagliati” perché mi piacevano nella pubblicità.

Per dire l’importanza della montatura:
Io: “Amore, come mi stanno questi?”
Lui: “Benissimo, sembri Gisele Bündchen”
Io: “E questi?”
Lui: “Con questi sembri Stanley Tucci”

Detto questo, ecco un po’ di dritte beauty se come me porti gli occhiali!

  • Le lenti per correggere la miopia fanno sembrare l’occhio più piccolo: meglio un make-up più naturale al posto di uno smokey da gattona. Se invece sei ipermetrope vale l’esatto contrario: un trucco che tende a rimpicciolire gli occhi è perfetto per evitare l’effetto E.T.
  • Gli occhiali possono creare delle ombre sotto gli occhi, perciò ricordati di applicare un correttore illuminante!
  • La montatura sottolinea l’arco delle sopracciglia, che quindi devono essere super curate! Niente peletti fuori posto e — se possibile — in linea con lo spessore della montatura.
  • Usa, con delicatezza, il piegaciglia: non solo farà apparire il tuo sguardo più bello, ma eviterà che le ciglia sbattano contro le lenti.
  • Se hai usato la mano leggera nel trucco occhi, puoi sbizzarrirti sulle labbra: osa un colore acceso e la matita per definirle bene!
  • Inutile dire che le lenti devono essere sempre pulite! Io le lavo con acqua e un po’ del mio detergente viso. Paradossalmente è importante leggere l’INCI anche in questo caso: saponi che contengono siliconi o petrolati potrebbero lasciare una patina grassa sulla lente, mentre con un detergente troppo aggressivo rischi di rovinare quegli effetti anti-graffio e anti-riflesso che vengono applicati quando ordini gli occhiali dall’ottico!

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Bellezza Diy, Green Beauty, Inci, Stiamobio, Vegan

Shampoo secco al cacao

Aprile 24, 2017

Confesso di non essere mai stata una grande fan dello shampoo secco. L’idea di mettermi una polverina in testa invece che farmi uno shampoo mi sembrava uno sbatti inutile. Dicevo: ma che ci vuole a lavarsi i capelli! “Dicevo” è la parola chiave. L’imperfetto qui è d’obbligo perché:

  1. La mia idea di “farmi i capelli” consisteva in: li lavo sotto la doccia e li lascio asciugare all’aria
  2. La mia propensione allo sport era pari a zero, quindi i capelli restavano puliti abbastanza a lungo

Oggi invece non posso quasi più permettermi di non asciugarli e metterli in piega — vuoi per esigenze “sceniche” con le dirette di #StiamoBioLIVE, vuoi perché Signora-Mia-A-Una-Certa-La-Cervicale. Però sono anche costretta a lavarli quattro volte a settimana, di più sarebbe follia!

L’idea di mettermi una polvere chimica in testa continua a non piacermi, ma per fortuna ho trovato un’ottima alternativa super naturale e sono qui a proporti questa versione di dry shampoo d’emergenza, che ho provato la settimana scorsa.

Alla base di tutto c’è l’amido di mais — che trovi al supermercato. Se già lo compri per fare le torte sai benissimo com’è fatto: bianco come la farina, con una consistenza un po’ più leggera del bicarbonato. Ha un forte potere assorbente e messo a piccole dosi alla radice dei capelli cattura il sebo in eccesso, dando anche un leggero effetto volume se massaggiato bene.

Il problema è il colore: se sei bionda il bianco dell’amido di mais non si vedrà, ma se sei castana come me hai voglia a spazzolare i capelli per mandarlo via! Ecco che entra in scena il mio amore segreto — mica tanto segreto: il cacao! La polvere di cacao amara, mescolata all’amido di mais — vedi sotto le proporzioni — risolve “l’effetto neve” egregiamente. In questa ricetta c’è anche un po’ di olio essenziale di menta piperita: è purificante, antibatterico e stimola la crescita dei capelli!

Per i capelli biondi o bianchi:
– Usa solo l’amido di mais
Per le castane chiaro/biondo cenere:
– 3 parti di amido di mais e una di cacao
Per le castane scuro/nere:
– 2 parti di amido di mais e 2 di cacao

Qualunque sia il tuo colore aggiungi al tuo mix qualche goccia — io ne metto 1 per ogni cucchiaio di polvere — di olio essenziale di menta piperita. Shakera bene il tutto e conserva in un barattolo di vetro.

Quando serve, spargine poco sulle radici —puoi usare una saliera — e massaggia molto bene la cute con movimenti circolari. Poi aspetta qualche minuto e spazzola via i residui. La polvere è molto sottile, ti consiglio di fare tutto il procedimento prima di vestirti!

Come sempre fammi sapere se lo provi e se ti piace, io sono qui che aspetto le tue risposte!

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Green Beauty, Inci, Natural Beauty, Stiamobio

Pelle spenta? Prova la papaia!

Aprile 3, 2017

Quando ti guardi allo specchio ti sembra di avere la pelle spenta e opaca?Vorresti un viso più luminoso — glowing, come dicono gli americani? Tranquilla, ci pensa la tua Double con una maschera viso fantastica!

Ingredienti:

  • Papaya — ben matura, ti serve la polpa di mezzo frutto, schiacciata bene con la forchetta. Il resto lo puoi mangiare!
  • Miele — un cucchiaio. Puoi scegliere il miele che preferisci, quello di manuka è il migliore per la pelle
  • Albume — una chiara d’uovo montata a neve

Mescola tutto e applica sul viso struccato e pulito, tieni in posa 10–15 minuti poi sciacqua.

Fa bene perché:

  • La papaya è ricca di enzimi che esfoliano dolcemente la pelle
  • Il miele è un super nutriente ed ha anche proprietà antibatteriche — nel caso ci sia qualche brufoletto
  • L’albume rassoda la pelle

Dico sempre che i cosmetici possono fare solo il 20% del lavoro, che tutto il resto dipende da te, dal tuo stile di vita, dall’alimentazione. Ecco, il cibo è importantissimo per la salute — e la bellezza — della tua pelle e a volte te lo puoi anche mettere in faccia!

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Bellezza Diy, Green Beauty, Inci, Natural Beauty, Skincare, Stiamobio, Vegan

Lo scrub fantastico!

Febbraio 10, 2017

Ecco una ricetta fai-da-te semplicissima, che ti darà un sacco di soddisfazione. In più è rosa, che non guasta mai!
Ti servono solo due ingredienti:
– olio di cocco
– sale rosa dell’Himalaya*

Mescola i due ingredienti in parti uguali — ad esempio un cucchiaio di olio e uno di sale. Se l’olio di cocco è solido ti basta dargli una scaldata a bagnomaria o nel microonde per 10 secondi, ma non scaldarlo troppo perché non deve sciogliere il sale.

Inumidisci il viso e massaggia delicatamente lo scrub, insistendo di più su fronte, naso e mento, poi sciacqua con acqua tiepida e asciuga. Se proprio vuoi coccolare la tua pelle aggiungi due gocce del mio Siero, e stop!

Allora, hai o non hai la pelle più morbida del mondo?! 🙂

*non fare quella faccia, lo trovi al supermercato.

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Beauty Routine, First Time, Green Beauty, Inci, Ingredienti, Natural Beauty, Pelle

Cosa c’è nella tua crema?

Febbraio 7, 2017

Che nei cosmetici tradizionali ci siano degli ingredienti che fanno male alla pelle lo sappiamo un po’ tutte: siliconi, parabeni, petrolati… Ma sappiamo riconoscerli?

Quando andiamo in profumeria e annusiamo con voluttà l’ultimissima crema viso che promette miracoli ed ha un profumo meraviglioso, siamo in grado di leggere l’INCI?

Un attimo, facciamo un passo indietro: cos’è l’INCI?!?

INCI = International Nomenclature of Cosmetic Ingredients. E’ una denominazione internazionale utilizzata per indicare in etichetta i diversi ingredienti del prodotto cosmetico, usata in praticamente tutti i paesi nel mondo.
E’ obbligatorio! Ogni cosmetico immesso sul mercato deve riportare sulla confezione l’elenco degli ingredienti contenuti usando la denominazione INCI, scritti in ordine di concentrazione decrescente.
– Al primo posto si indica l’ingrediente contenuto in percentuale più alta, a seguire gli altri, fino a quello contenuto in percentuale più bassa. Al di sotto dell’1% gli ingredienti possono essere indicati in ordine sparso.
– La nomenclatura INCI contiene alcuni termini in latino (sono quelli che ci piacciono perché indicano ingredienti botanici. Ad esempio il Prunus Amygdalus Dulcis Oil è l’olio di mandorle dolci) e altri in inglese (chimici o di derivazione chimica, ma possono essere anche ingredienti naturali che sono stati lavorati). Nel caso dei coloranti si utilizzano le numerazioni secondo il Colour Index (es. CI 45430).

Perché è importante saper leggere l’INCI?

Perché la nostra pelle è una barriera permeabile: alcune sostanze usate nei cosmetici sono abbastanza piccole da attraversarla. Pertanto è bene sapere cosa ci spalmiamo addosso, in modo da poter scegliere consapevolmente. Quindi eccoti l’elenco dei “cattivissimi”, così la prossima che starai per comprare una crema potrai controllare gli ingredienti!

Petrolati & Siliconi

Li metto insieme, perché l’effetto che hanno sulla pelle è lo stesso: sporcano! La loro composizione molecolare è troppo grande per penetrare, perciò restano in superficie a occludere i pori e causare brufoli e altre impurità. Non si muore per un foruncolo, ma la salute della pelle ne risente: sempre soffocata da uno strato impenetrabile e impermeabile. Il silicone si usa per sigillare la doccia, la paraffina deriva dal petrolio: tu li vorresti sulla faccia? Io no!
– Mineral Oil
– Petrolatum
– Paraffinum Liquidum o Paraffina
– Microcrystalline Wax
– Vaselin
– Dimethicone
– Cyclomethicone
– Cyclopentasiloxane e Cyclohexasiloxane
– Dimethiconol
– Disiloxane e Trisiloxane
– Simethicone
Non è un elenco completo, ma questi sono i più diffusi.

I siliconi sono polimeri inorganici sintetici, sono chimicamente inerti, idrorepellenti, antistatici e resistono alle alte temperature. In cosmesi si usano perché migliorano la spalmabilità dei prodotti e perché fanno quello che chiamo “l’effetto WOW”: filmano la pelle nascondendo imperfezioni, segni d’espressione, rughe e tu dici: “Mamma mia che bella pelle che ho!” e invece no, è solo silicone. A questo aggiungi il fatto che costano poco e capirai perché le aziende cosmetiche hanno TUTTO l’interesse a continuare ad utilizzarli, invece di sostituirli con altri ingredienti di origine naturale che costano di più.

In rete c’è un acceso dibattito tra chi li demonizza e chi li difendea spada tratta. I paladini del silicone affermano che sono ingredienti sicuri, non tossici per l’uomo, testati da talmente tanti
anni da poter essere definiti innocui. Talmente “innocui” che l’Unione Europea ha bandito due dei siliconi volatili più diffusi – il Cyclopentasiloxane e il Cyclotetrasiloxane – dai prodotti cosmetici a risciacquo, perché tossici per l’ambiente acquatico.
Questo significa che, da febbraio 2020, questi due ingredienti non potranno più essere utilizzati in shampoo, docciaschiuma, saponi liquidi, eccetera – o meglio, potranno essere utilizzati solo in concentrazioni inferiori allo 0,1%: una maniera molto diplomatica di “vietarli senza vietarli”. Pensa a quanti interessi devono bilanciarsi all’interno della UE e capirai come simili mosse diplomatiche siano necessarie.
Siliconi e petroli inoltre sono biopersistenti, cioè l’esatto contrario di biodegradabili: restano nell’ambiente e lo inquinano per un tempo lunghissimo e non abbiamo ancora idea di quale impatto abbiano sulla salute dei mari, dove – volenti o nolenti – finisce il grosso delle nostre acque reflue. Immagina: ti sei messa sul viso una crema a base di siliconi e la sera, dopo una lunga giornata di lavoro, ti lavi la faccia. I siliconi si staccano dalla tua pelle e finiscono nello scarico del tuo lavandino, entrando così nel sistema di depurazione delle acqua reflue della tua città. Questo sistema però non è progettato per trattenere le molecole di silicone, che fanno tutto il giro di depurazione e finiscono in mare. Per quanto tempo? Non lo sappiamo. Che impatto hanno?
Non lo sappiamo.

Conservanti: Parabeni & Co.

I conservanti nei cosmetici sono necessari, perché preservano la formula dalle contaminazioni batteriche. Negli ultimi decenni i conservanti più diffusi – ancora una volta, quelli considerati più “sicuri” – sono i parabeni. Esiste però un acceso dibattito sul tema “Parabeni e tumore”: alcuni sostengono che i parabeni, una volta assorbiti dall’organismo potrebbero stimolare la crescita di alcuni tipi di cellule tumorali, come quelle del cancro al seno, però studi scientifici definitivi che chiudano la questione non ce ne sono.
In compenso sappiamo con certezza che i parabeni sono interferenti endocrini, ovvero sostanze capaci di mimare l’azione degli ormoni e quindi di “ingannare” il nostro corpo. A me ovviamente come ingredienti non piacciono, sopratutto se presenti all’interno di formule pensate per essere applicate in aree dove la pelle è molto sottile – penso ai deodoranti che spruzziamo sulle ascelle – o peggio ancora sulle mucose, che assorbono molto di più della pelle (te lo dico perché li ho visti nell’INCI di diversi gel intimi, da qui il mio motto “niente parabeni sulla patata!”).

Li riconosci perché in genere contengono il termine “paraben”:

– Methylparaben
– Ethylparaben
– Propylparaben
– Butylparaben

Sempre a proposito di conservanti, ci sono altre sostanze che vengono utilizzate in cosmesi e che sono da evitare come la peste perché rilasciano formaldeide! Ora, il paradosso è questo: la formaldeide è una delle sostanze più tossiche e pericolose, in grado di scatenare irritazioni e allergie da contatto, ma soprattutto associata allo sviluppo di diverse forme tumorali.
L’UE ha vietato da tempo l’utilizzo di formaldeide nei cosmetici, peccato che non abbia vietato l’uso di quelle sostanze che ne sono cessori, ovvero che deteriorandosi si trasformano in formaldeide!
Eccole qui:
– Imidazolidinyl Urea
– Diazolinidyl Urea
– Methylchloroisothiaziolinone
– Methylisothiazolinone
– Kathon
– Quaternium 15

Tensioattivi

Ti laveresti con il detersivo per i piatti? Ovviamente no! Peccato che spesso i prodotti detergenti cosmetici contengano gli stessi tensioattivi – ovvero gli agenti lavanti – dei detergenti per la casa.
Il problema è che sono troppo aggressivi per pelle e cuoio capelluto e nel lungo periodo peggiorano problemi come forfora, secchezza cutanea, dermatiti, ecc.
– MEA o Monoethanolamine
– TEA o Triehanolamine
– DEA o Diethanolamine
– Sodium Lauryl Sulfate
– Amonium Lauryl Sulfate
– TEA-Lauryl Sulfate
– Magnesium Laureth Sulfate
– MEA Laureth Sulfate
– Sodium Laureth Sulfate
– Amonium Laureth Sulfate
– Sodium Mireth Sulfate
– Sodium Pareth Sulfate
– Sodium Coceth Sulfate

Tra questi, quello che probabilmente incontrerai più spesso è lo SLES, il Sodium Laureth Sulfate. L’industria cosmetica lo utilizza a quintali perché costa poco, sgrassa tanto e fa un bella schiuma
bianca – così tu ti senti pulita e sei tutta contenta ma in realtà è come se ti fossi lavata con il sapone per i piatti. Cosa fa? In pratica scioglie le particelle di sporco e di grasso in eccesso, permettendone la rimozione con l’acqua. E qui sta il problema: davvero ogni volta che ti fai la doccia sei tutta sporca di unto?! A meno che tu non faccia il meccanico mi sembra abbastanza improbabile. La tua pelle ha bisogno di mantenere il sottile strato lipidico che la protegge: se ogni volta che ti lavi glielo porti via lei sarà costretta a produrne ancora, e ancora, e ancora…..
Non vorrei entrare nel discorso della formulazione perché è un po’ complicato, perciò te la faccio breve: l’aggressività dello SLES può essere ammortizzata se viene affiancato da altri ingredienti, primi tra tutti i tensioattivi anfoteri, ad esempio la betaina.
In pratica: se quando leggi l’INCI trovi il Sodium Laureth Sulfate tra i primissimi ingredienti, hai per le mani un prodotto molto aggressivo per la pelle. Se invece è preceduto da ingredienti come la Cocamidopropyl Betaine, allora il prodotto è stato pensato da chi ne capisce ed è un po’ meno forte.

Riassumendo

Impara a leggere l’INCI e controlla sempre la composizione dei cosmetici che ti metti addosso perché la pelle assorbe e se ci spalmi sopra schifezze, assorbirà schifezze.
Se sei alle prime armi, puoi farti aiutare dal Biodizionario (www.biodizionario.it): è un motore di ricerca degli ingredienti cosmetici: scrivi il nome dell’ingrediente come lo trovi nell’INCI e premi “cerca”, ti darà i risultati come un semaforo (verde = bene; giallo = accettabile; rosso = assolutamente NO). Ripeto, va bene per cominciare, perché usa parametri non proprio perfetti, ad esempio dando il bollino verde a ingredienti che sono sì naturali, ma che hanno un impatto ambientale enorme – ma ne parliamo meglio nel prossimo capitolo.

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Cosmetics, Cruelty Free, First Time, Green, Inci, Nature

Cosmetici cruelty free: esistono davvero?

Novembre 21, 2016

Spesso mi sento dire che tutti i cosmetici sono “cruelty free” perché i test sugli animali sono stati vietati. Ma è davvero così? E cosa vuol dire veramente “cruelty free”?

Faccio un passo indietro: in Europa c’è un Regolamento — quindi una “legge europea”, obbligatoria e immediatamente applicabile per tutti gli Stati membri—che disciplina la questione. Si tratta del Regolamento 1223/2009, pienamente in vigore da luglio 2013, e in pratica dice che:

  • I prodotti cosmetici finiti non possono essere testati sugli animali
  • Gli ingredienti cosmetici non possono essere testati sugli animali
  • Qualora venissero scoperti nuovi ingredienti cosmetici, non potrebbero essere testati sugli animali

Tutto molto bello e molto giusto, ma come sempre un escamotage si trova, purtoppo.

Moltissimi ingredienti usati nei cosmetici vengono utilizzati anche in altri prodotti: ad esempio un tensioattivo, cioè una sostanza lavante, può essere messo dentro a un prodotto per l’igiene personale e dentro a un detergente per la casa, e la sperimentazione animale può essere necessaria per garantire il rispetto del quadro giuridico applicabile a tali prodotti”.

Questa ultima frase virgolettata non è mia, ma è della Commissione Europea: la trovi a pagina 9 di un documento che si chiama “Comunicazione della Commissione al parlamento Europeo e al Consiglio sul divieto della sperimentazione animale e di immissione sul mercato e sullo stato dei metodi alternativi nel settore dei prodotti cosmetici”.

Non contenti, quelli della Commissione continuano così: “Gli ingredienti utilizzati nei prodotti cosmetici saranno in genere soggetti anche agli obblighi orizzontali previsti dal regolamento REACH e la sperimentazione animale può, in ultima istanza, essere necessaria per completare i rispettivi dati.

CHE COS’E’ IL REGOLAMENTO REACH?

E’ un’altra “legge europea”, quindi ugualmente obbligatoria e immediatamente applicabile, esattamente come il Regolamento 1223/2009, e disciplina tutti gli ingredienti chimici usati in Europa, in tutti i settori produttivi: cosmetico, industriale, farmaceutico, alimentare, eccetera.

In pratica il tensioattivo del quale ti ho parlato prima potrebbe essere stato testato sugli animali per garantire la sicurezza del tuo sapone per i piatti, salvo poi essere stato usato anche per formulare il tuo shampoo!

Almeno in Europa un minimo di normativa c’è. Nel resto del mondo stanno messi molto peggio, ad esempio:

  • In Giappone: i test sugli animali sono obbligatori per testare i nuovi ingredienti cosmetici. Quando un brand giapponese lancia sul mercato la crema miracolosa con dentro un ingrediente nuovissimo, sviluppato nei loro laboratori fantascientifici, quel “miracolo” è stato testato sugli animali
  • In Corea del Sud — te ne parlo perché c’è un boom di prodotti cosmetici sudcoreani, sono quelli col packaging carinissimo e coloratissimo— hanno “manifestato l’intenzione di disciplinare la questione”, che tradotto significa #ciaone
  • Negli Stati Uniti — chi di noi non ha nella trousse un prodotto americano?!? — grazie alle pressione delle lobby ambientaliste e animaliste è stato presentato al Congresso l’Human Cosmetic Act e lì si è arenato nel 2014. Visti i recenti risultati elettorali prevedo tempi molto bui per gli animali da laboratorio negli States, e più in generale per tutto il Pianeta 🙁

TEST SUGLI ANIMALI: COME LI FANNO?

In cosa consistono i test dei cosmetici sugli animali? Sicura di volerlo sapere davvero? Se la risposta è sì, eccoli qui elencati:

  • Applicazione sulla cute rasata e/o ferita
  • Applicazione sulle mucose
  • Applicazione sugli occhi
  • Ingestione forzata
  • Iniezione sottocute

Niente male in quanto a sadismo.
Inutile dire che le alternative ci sono, ma hanno lo sgadevole difetto di essere molto più costose per l’azienda cosmetica. I test di replacement sono essenzialmente di due tipi: test in vitro e test su volontari umani.

Cruelty free vuol dire solo questo?

Ecco, qui inizia il vero dilemma, almeno a mio avviso.
Un cosmetico è considerato cruelty free se non è stato testato sugli animali (né il prodotto finito né i singoli ingredienti).
Per me, un cosmetico è DAVVERO cruelty free se — oltre a non essere stato testato sugli animali:

  • Non contiene ingredienti di origine animale
  • Non sono stati uccisi/feriti/maltrattati animali per produrlo

Il fatto che un cosmetico sia “naturale” non vuol dire che sia cruelty free. Qualche esempio:

  • la bava di lumaca: i prodotti che la contengono non sono cruelty free. Le chiocciole producono questa sostanza quando sono stressate, perciò per la produzione vengono messe
    all’interno di macchine vibranti: si spaventano – giustamente – e producono la bava. Peccato che nel processo parecchie lumache muoiano! Ho scoperto però che esistono metodi di estrazione alternativi e non cruenti, per i quali le lumache “sbavano” di piacere, come Homer Simpson davanti alle ciambelle. Quindi se proprio ti piace questo ingrediente cerca almeno le aziende che estraggono la bava attraverso l’utilizzo dell’ozono;
  • lo Squalene — bellissimo emolliente per la pelle, può essere estratto dall’olio di oliva o dal fegato degli squali (animali in via di estinzione). Se c’è scritto “squalene vegetale” o se il prodotto ha il bollino vegan, puoi stare tranquilla;
  • la Lanolina — viene usata come sostanza idratante e si estrae dalla lavorazione della pelle di pecora. Ovviamente la pecora dev’essere morta;
  • la Cheratina — usatissima nei prodotti per capelli, viene di solito estratta dalla criniera, dalle piume o dalle corna di diversi animali. Le alternative vegetali ci sono: l’olio di amla e le proteine della soia o del grano;
  • la Placenta — questa nemmeno la commento. Per ottenerla non muore nessun tenero animaletto, ma che schifo!
  • il Carminio — colorante noto sin dai tempi degli antichi
    Romani, si ottiene schiacciando un insetto rosso, la cocciniglia. Ne servono circa 70mila per produrre un chilo di colorante, che poi usano per il rossetto.

Mi rendo conto che da parte mia non è molto carino farti venire la nausea raccontandoti tutte queste cose schifide e di questo ti chiedo scusa. Ma credo che sia importante sapere cosa ci mettiamo in faccia. Un discorso a parte merita infine l’olio di palma: pur essendo vegetale NON È cruelty free perché il suo processo di estrazione comporta una deforestazione devastante e la conseguente distruzione dell’habitat di moltissime specie, primi tra tutti gli oranghi. Purtroppo oggi tante aziende cosmetiche lo usano in grandi quantità: nell’INCI lo trovi (di solito ai primi posti) come Palm Oil, come Hydrogenated Vegetable Oil, come Elaeis Guineensis Oil oppure nascosto nella dicitura Olus Oil, letteralmente “olio olio”, un mixi di oli vegetali composto per la maggior parte da frazionato di palma.

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Bellezza Diy, Business Backstage, Diy, Green Beauty, Inci

Come si fanno i cosmetici

Marzo 2, 2016

Oggi sono nel mood maestrina — roba che mi sto antipatica da sola — perciò ho deciso di raccontarti come si fanno i cosmetici.
Tutte le volte che dico “mi faccio le creme da sola” mi guardano come se fossi pazza. Gli adulti. Le figlie delle amiche invece mi fanno lo sguardo a cuore, soprattutto se mi presento con un barattolo tailored, con Hello Kitty sull’etichetta e il loro nome sopra. Invece fare una crema cosmetica è facile e alla portata di tutti: sai cucinare? Allora sai fare una crema!
Nessuno invece mi ha mai chiesto il perché, quando invece è la cosa più importante: posso decidere io l’INCI della mia crema, scegliere cosa ci metto dentro e solo per questo vale la pena di fare lo sforzo!

CHE COS’E’ UNA CREMA?
Una crema è un’emulsione, ovvero un “sistema costituito da un liquido disperso in un altro liquido o da un solido disperso in un mezzo gelatinoso” (cit. Treccani). Una crema cosmetica in genere è un’emulsione di olio in acqua.

Sai bene che acqua ed olio non vanno d’accordo e tendono a separarsi, pertanto ti serve un emulsionante, cioè una sostanza che li costringa ad unirsi, mescolarsi e rimanere insieme. Di emulsionanti ce ne sono una marea, dalla lecitina di soia che trovi al supermercato all’emulsionante chimico che usano le grandi case cosmetiche. In mezzo, ce ne sono anche alcuni di origine vegetale e sono quelli che uso io.

L’emulsionante quindi convince acqua ed olio a stare insieme, tipo terapia di coppia, ma dire “acqua” e dire “olio” è un po’ troppo generico. Nel settore cosmetico si parla di “fasi”: c’è una fase acquosa e una fase grassa che compongono la crema cosmetica e che in genere vengono emulsionate tra di loro dopo essere state scaldate — esiste anche un’emulsione a freddo ma non vorrei farla troppo complicata. Quando l’emulsione si sarà raffreddata potrai aggiungere una terza fase, composta da tutti quegli ingredienti che devono essere tenuti lontani dal calore, altrimenti rischiano di rovinarsi.

Vediamo insieme le varie fasi:

  • La fase acquosa non è solo acqua, ma può anche essere un infuso — ad esempio per mia mamma che ha la pelle sensibile ne ho realizzata una a base di erbe calmanti e lenitive come la camomilla e la calendula. Poi contiene anche altri ingredienti, come il glicerolo vegetale e gli addensanti, che fanno in modo che la crema abbia una bella consistenza e non sia liquida. Alla fine, la fase acquosa è più un gel che un liquido.
  • La fase oleosa, o grassa, della crema è composta da tutti gli oli ed i burri scelti, e visto che la preparo per me scelgo oli pregiati, come quello di Argan, e burri nobili come quello di Karité o quello di Cacao.
  • La terza fase, o fase a freddo, è composta da tutte sostanze attive che rischiano di deteriorarsi col calore e che, alla fine, caratterizzano la mia crema: sostanze idratanti, antiage, elasticizzanti, ecc. In questa fase si aggiunge anche il profumo e il conservante.

Nella pratica: dopo aver preparatola fase acquosa e la fase oleosa — se ti va in un altro post ti racconterò meglio come si preparano — le devi scaldare. Io in genere preferisco usare il microonde per la fase acquosa (mi sbrigo prima), e il bagnomaria per la fase grassa perché mi da un maggiore controllo sulla temperatura ed è un metodo più dolce, con il quale non rischio di bruciare gli oli e i burri. Dopo averle scaldate le mescoli — io verso la fase grassa in quella acquosa. Puoi usare la frusta a mano, oppure il frullatore ad immersione. Se la temperatura è giusta (tra i 60° e gli 80°C, ma dipende dagli ingredienti che hai scelto) l’emulsione si forma subito e diventa bianca e cremosa. La vedrai diventare sempre più consistente man mano che si raffredda. Una volta che è a temperatura ambiente puoi aggiungere la terza fase e travasare la tua crema nel contenitore che hai scelto per conservarla.

Fin qui tutto chiaro? Fammi sapere nei commenti se l’argomento t’interessa: potrei fare una serie di post dedicati alle varie fasi, agli ingredienti attivi e quelli funzionali, per farti entrare nel mio mondo.

Ah, prima che mi dimentichi: i cosmetici che trovi nello shop sono nati così, ma ovviamente oggi vengono prodotti in un laboratorio chimico cosmetico autorizzato. In Europa l’autoproduzione di cosmetici è consentita solo per “uso personale” e non per la vendita….ti ricorda qualcosa?! 😉

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Cocco, Green Beauty, Inci, Ingredienti, Tailoredtip

#TailoredTip — tutti (o quasi) gli usi cosmetici dell’olio di cocco

Ottobre 12, 2015

Se mi chiedessero di scegliere un solo ingrediente da portare su un’isola deserta, non avrei alcun dubbio: l’Olio di Cocco! Si estrae dalla polpa essiccata della noce di cocco ed è ricco di acidi grassi “buoni” — il caprinico, il caprilico, il caprico e il laurico, grazie ai quali è un potente idratante, emolliente e protettivo per la pelle. Inoltre contiene alcuni micronutrienti importanti, come la Vitamina K, la Vitamina E, la colina e il ferro.
Certo, dal punto di vista delle calorie l’olio di cocco non scherza, ma visto che qui ci interessa principalmente per le sue proprietà cosmetiche direi che possiamo chiudere un occhio!

Io ne tengo sempre una scorta a portata di mano: si trova facilmente, anche nei negozi di alimentari che vendono ingredienti etnici, o sui siti che vendono materie prime cosmetiche. Una dritta: sceglietene uno non idrogenato perché il processo di idrogenazione trasforma chimicamente le molecole di grassi e riduce sensibilmente le percentuali di micronutrienti. Come lo riconoscete? Facile: a 24 gradi centigradi l’olio di cocco non idrogenato si scioglie, quindi un buon olio di cocco dovrebbe essere liquido o semiliquido a temperatura ambiente — nel senso dentro casa, poi se vivete in Groenlandia è ovvio che sarà solido!

Adesso vediamo se riesco a ricordarmi tutti i modi in cui lo utilizzo:

  1. Come struccante, sopratutto per il make up degli occhi, e infatti è il primo ingrediente del mio Burro Struccante.
  2. Come impacco nutriente per il viso: ne stendo un sottile strato sulla pelle perfettamente pulita e lo tengo come maschera o come crema notte, soprattutto nei periodi più freddi
  3. Come balsamo labbra, in caso di gravi screpolature, e anche attorno alle narici quando sono raffreddata
  4. Come crema lenitiva per tutte le aree particolarmente ruvide, arrossate e spellate — talloni, gomiti, ginocchia…. Non ho figli perciò non posso dire se vada bene anche per gli arrossamenti da pannolino, ho amiche che giurano di si.
  5. Al posto della schiuma da barba
  6. Come contorno occhi antirughe
  7. Come impacco pre-shampoo — e vabbé, questa la sapevate di sicuro
  8. Come base per uno scrub: mescolo insieme parti uguali di zucchero e di olio di cocco e ho uno scrub morbido e meno scivoloso rispetto ad altri fatti con altri oli. Se volete uno scrub ancora più delicato usate la farina di cocco al posto dello zucchero, è meno ruvida ma ugualmente efficace
  9. Come protezione sui capelli al mare: molto meglio di tutti quegli spray in commercio pieni di siliconi, un po’ di olio di cocco sulle lunghezze e via
  10. In estate, è uno degli ingredienti del mio Salt Spray, serve proprio a contrastare l’effetto secco del sale
  11. Sempre per i capelli, come maschera di bellezza: poco olio di cocco massaggiato sulle punte asciutte, prima di andare a dormire
  12. Come olio da massaggio, aiuta anche a prevenire le smagliature
  13. Come siero anti crespo dopo la piega…ne serve pochissimo e va messo solo sulle lunghezze
  14. Come impacco per ammorbidire le cuticole prima della manicure
  15. Sciolto nella vasca, per un bagno rilassante ed emolliente
  16. Come olio per l’Oil Wash

Questi sono quelli che mi vengono in mente ora, di sicuro me n’è sfuggito qualcuno. Mi piacerebbe approfondire — e qui chiedo il vostro aiuto — l’uso alimentare dell’olio di cocco: online se ne leggono meraviglie, mi piacerebbe sapere se l’avete provato.

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Blog, Inci, Ingredienti, Lifestyle

Cosmetici per mamme, leviamoci un po’ di dubbi

Maggio 8, 2015

Dopo l’intervista uscita la settimana scorsa su VanityFair.it — fatemi gongolare ancora un pochino! — ho ricevuto moltissime email di future mamme e tutte chiedevano più o meno la stessa cosa: “Sono incinta: posso usare i cosmetici Double B durante la gravidanza?”. La risposta è: “Assolutamente SI!”.

Anche se non realizzo prodotti specifici “per mamme”, tutti i cosmetici Double B possono essere usati tranquillamente da future mamme, neo mamme e mamme che allattano. Se avete paura di esporre il vostro bimbo a ingredienti sintetici, chimici, profumi e coloranti non preoccupatevi, perché non ne troverete! Sono molto attenta alla scelta degli ingredienti, seleziono solo materie prime che trovate in natura come l’olio d’oliva, il burro di karité, l’olio di argan. Anche gli ingredienti funzionali — quelli, per intenderci, che rendono la crema tale, quindi gli addensanti che danno consistenza, gli emulsionanti che tengono insieme la fase grassa e quella acquosa, ecc. — sono tutti di origine naturale. (A proposito, se volete approfondire come si fa una crema lo trovate nelle FAQ.)

Inoltre, tutti i cosmetici Double B sono stati formulati seguendo il disciplinare ICEA (è l’Istituto per la Certificazione Etica ed Ambientale) per la cosmesi Eco Bio e Vegana e il mio obiettivo è quello di certificare tutte le linee entro l’anno. Per questo motivo non avete bisogno di setacciare la lista degli ingredienti per essere certe che siano i prodotti “giusti” — anche se il mio mantra è “fidatevi solo dell’INCI” quindi se volete allenarvi con quello dei prodotti Double B fate pure!

Infine, se volete fare un regalo ad una futura mamma — visto che domenica è la festa della mamma! — vi consiglio la Crema corpo idratante perché l’ho pensata proprio per un’amica in dolce attesa: ricca di sostante emollienti ed elasticizzanti, come l’olio di mandorle dolci, il burro di karité e l’olio di cocco, aiuta la pelle a rimanere elastica e a prevenire le smagliature.

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